Visualizzazione post con etichetta Tibet. Mostra tutti i post
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venerdì 21 febbraio 2014

Architect of Love - l'aperitivo dello Studio A

Le porte dello Studio A tornano ad aprirsi per un aperitivo dove l'architettura (dello Studio) incontra la musica delle Shot of Love. Sabato 22 febbraio dalle ore 18.00 scopriremo le tante A che compongono l'anima dello Studio A. Live set delle Shot of Love / Foto di Fabio Ramelli / Aperitivo vegetariano... Le Shot of love presentano un repertorio di brani pop-rock completamente arrangiati e proposti in una chiave acustica coinvolgente ed originale. Il trio fiorentino, composto da Filomena Menna (voce), Federica Fabbri (chitarra acustica e voce) e Oretta Giunti (percussioni e voce), racconta l’universo femminile attraverso brani scritti, interpretati da donne o che parlino di donne. Il nome del gruppo, ispirato al brano di Bob Dylan, è un omaggio all'amore che, come un filo rosso, attraversa e unisce i mondi di queste donne per esplodere con forza in un autentico Shot of Love!

domenica 4 agosto 2013

Abbraccio al Tibet - la mostra

La giornata sul Tibet organizzata a Sesto Fiorentino il 9 giugno ha avuto un successo inaspettato. La sala era gremita di persone che hanno seguito con molta attenzione il bellissimo video "Impermanence" di Ghotam Gose sul Dalai Lama e poi il dibattito con Claudio Cardelli, presidente dell'Associazione Italia-Tibet, il sottoscritto e l'Assessore del Comune di Sesto Massimo Rollino. Molto gradita la presenza della sig.ra Maraini. A far da sfondo la mostra fotografica "Abbraccio al Tibet" delle foto scattate in Tibet dal sottoscritto nel 2007. Molto suggestive le campane tibetane offerte da Enrico Cheli. Organizzazione di Laura Faucci e Associazione Ajna.
Il Tibet ha bisogno di questi momenti, la situazione del paese delle nevi è drammatica (vedi altri post del blog), i cinesi vanno avanti nel loro progetto di "rinnovamento" (e distruzione) nel disinteresse generale del mondo. Salvaguardare la cultura ed il popolo tibetano vuol dire preservare la cultura, la storia, la spiritualità e la biodiversità del pianeta.






























domenica 26 maggio 2013

Abbraccio al Tibet


Riporto la simpatica descrizione fatta da Laura su come è nata l'idea di questo evento che m vede coinvolto in prima persona.
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Durante il viaggio che ci conduceva a casa dell’amica Laura nel Mugello per trascorrere un capodanno davvero speciale, condividemmo con l’amico Fabio, le sue preziose esperienze di mostre fotografiche realizzate più volte a Firenze a seguito del suo bel viaggio in Tibet.

Così maturò in me il desiderio e la volontà di occuparmi dell’organizzazione di un altro evento simile, mettendo in gioco e a servizio questa mia qualifica svolta ampiamente negli anni di lavoro ai vari Teatri di Livorno e per passione e che potesse manifestare concretamente, insieme ad un sapore culturale, un atto solidale e un momento di piacevole aggregazione sociale. Quindi una serie di eventi sincronici, non affatto casuali: il coinvolgimento di un’associazione culturale di sesto, dove un amica socia ha viaggiato ed amato il Tibet, la riunione dell’Associazione Italia/Tibet al Centro Ewam, dove a febbraio partecipammo con Fabio, da lì il mio contatto con il Presidente dell’Associazione e il suo SI, per noi graditissimo, della Sua presenza e intervento all’evento. E poi il contatto con Paolo del Centro Ewam ( che però forse ha impegni improrogabili di lavoro), il SI dell’Assessore alla Cultura di SestoIdee, il SI del terapista Enrico Cheli, cui lo stesso Fabio conobbe, partecipando con piacere ad un suo evento, e il mio incontro con Sithar, un amico tibetano, bravissimo in cucina! Insomma, tutta la nostra energia del NOI e quella della “vita consenziente” si è direzionata, come un dolce vento caldo, verso la realizzazione, a breve, di questa giornata: un piccolo gesto di solidarietà verso questo popolo oppresso da così tanti anni, impregnato di una cultura incredibilmente affascinante e antichissima, al quale dedichiamo con gioia e speriamo con sentita partecipazione, questo nostro comune impegno. (Laura Faucci)

sabato 3 novembre 2012

Le proteste dei tibetani spinge l’Onu a chiedere alla Cina il rispetto dei diritti umani in Tibet

Riprendo la notizia dal blog "Le persone e la digintà" del Corriere della Sera (link)
Le risposte di Pechino sono agghiaccianti: c'è qualcuno che pensa che la colpa delle immolazioni è del Dalai Lama? La loro arroganza mi offende, la violenza mi rattrista, il mancato rispetto dei diritti umani mi indigna! FREE TIBET

La scorsa settimana in Tibet sono state sette le persone che si sono date fuoco per attirare l’attenzione del mondo. Il triste rituale si ripete dal marzo del 20o9 ma ieri per la prima volta, l’Alta commissaria Onu per i Diritti umani Navi Pillay, ha alzato la voce con Pechino chiedendole di dare conto delle accuse di violazione dei diritti umani nella regione. Le autoimmolazioni, ha detto Pillay parlando ieri a Ginevra, rappresentano una “disperata” forma di protesta, “la stabilità sociale in Tibet non sarà mai raggiunta attraverso pesanti misure di sicurezza e la soppressione dei diritti umani, le autorità cinesi – ha aggiunto – dovrebbero capire come venire incontro al dolore che ha portato a un’escalation di queste morti”. Allo stesso tempo però l’Alta Commissaria ha rivolto un appello ai tibetani affinché rinuncino a una forma di protesta così estrema (nella foto una manifestazione della comunità tibetana a Roma).
Tra il 20 e il 28 ottobre le auto immolazioni si sono susseguite al ritmo di quasi due al giorno. L’ultimo episodio si è verificato a nord di Lhasa, la capitale della Regione Autonoma del Tibet dove due cugini di 20 e 25 anni che si sono dati fuoco di fronte a un palazzo del governo . Dal marzo del 2009 a oggi sono 62 le persone che hanno deciso di darsi fuoco.
Anche l’ambasciatore Usa a Pechino, Gary Locke, martedì scorso ha chiesto nuovamente alla Cina un cambio radicale di rotta: “Esprimiamo le nostre gravi preoccupazioni per la violenza delle auto immolazioni avvenute negli ultimi anni – ha dichiarato – e imploriamo il governo cinese di incontrare davvero i rappresentanti del popolo tibetano per riesaminare insieme le politiche che hanno condotto ad alcune delle restrizioni applicate ai tibetani, e quindi a questa catena di suicidi. Ci sono stati troppi morti. Nessuno vuole assistere a questo tipo di azioni”. Gelida la risposta di Pechino: “Ci opponiamo a qualsiasi tipo d’ingerenza straniera negli affari interni cinesi – ha detto il portavoce del ministero degli Esteri di Pechino Hong Lei -. Queste immolazioni sono provocate dalle attività criminali di gruppi ispirati dal Dalai Lama, che sacrificano vite umane per conseguire il loro obiettivo politico, cioè l’indipendenza del Tibet”.

mercoledì 17 ottobre 2012

Da Lhasa a Kathmandu, le foto di viaggio

Venerdi 19 ottobre 2012 alle 18.30, all'interno della mostra "Occhi sull'Oriente - Oltre la via della seta" esporrò le foto del viaggio in Tibet e Nepal con due sezioni: la proiezione della foto di viaggio "Da Lhasa a Kathmandu, lungo la Friendship Highway" e la mostra "Viaggio in Tibet, tra cielo e spiritualità".
La Friendship Highway è la strada che congiunge il Tibet e tutta la Cina meridionale con il Nepal e l'India. Il percorso, in parte non asfaltato, e lungo più di 1000 km ed é uno dei tragitti d'alta quota più spettacolari del mondo. Partenza da Lhasa, la capitale del Tibet e dopo aver superato 6 passi ad alta quota, con alcuni oltre i 5000 mt, attraversato la catena himalayana, e superato il più grande dislivello del mondo (da un'altitudine di quasi 5000 mt giù fino a quota 800 in Nepal in poco più di 160 km di strada),  siamo arrivati a Kathmandu, capitale del Nepal.
Da non perdere alle 19.00 il concerto live di Campane tibetane del professor Enrico Cheli.
Psicologo psicoterapeuta, sociologo e docente universitario, Enrico Cheli è da tempo impegnato a coniugare scienza, etica e spiritualità e a promuovere una cultura della consapevolezza, della pace e dell'ambiente. È considerato uno dei maggiori esperti di cultura olistica emergente e di metodi per la crescita personale e spirituale.  
Vi aspetto alla Limonaia di Villa Strozzi a Firenze.






(Foto Fabio Ramelli - Riproduzione vietata)

sabato 23 giugno 2012

La brutta figura di Milano con il Dalai Lama

Dal sito di Beppe Grillo riporto il commento sulla brutta notizia della mancata consegna della cittadinanza onoraria di Milano al Dalai Lama. L'Italia, e non solo, continua a farsela sotto ed a prostituirsi per un po' di soldi cinesi. E i diritti umani? Uno stato che cerca di impedire il conferimento di una onorificenza, tutto sommato innocua, ad un premio Nobel per la Pace è chiaramente un regime totalitario, antidemocratico, repressivo. Per loro il Dalai Lama è un delinquente con tanto di mandato di cattura (è accusato di omicidio). Ma intanto i tibetani continuano la loro drammatica protesta immolandosi igonorati dal Mondo, soggiogato dal potere economico della Cina. Basta far credere di boicottare l'Expo 2015..... perchè loro verranno a Milano solo per fare un favore ai milanesi e non per promuovere se stessi e la loro economia! Ridicolo.

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Il Comune di Milano, una volta capitale morale, in seguito Milano da bere, e oggi senza neppure una qualunque identità, ha rifiutato la cittadinanza onoraria al Dalai Lama. Gli era stata promessa. Per ragioni di bottega gli è stata negata con il solito teatrino all'italiana e la nuova maschera lombarda a far la figura di merda: il facondo Pisapippa, una via di mezzo tra Balanzone e Arlecchino, il "vorrei ma non posso" di piazza della Scala, il dimissionario dall'Expo, ma anche no. La Cina, oltre ad aver occupato il Tibet, ha occupato anche Palazzo Marino. I neo maoisti meneghini hanno bocciato l'onorificenza a Tenzin Gyatso in nome dei danè. La Cina ha infatti minacciato di non partecipare all'Expo 2015 e pressioni di ogni genere sono arrivate in questi giorni al Comune di Milano da parte degli investitori cinesi. La nuova bandiera comunale dovrebbe essere un paio di mutande rosse. Io ho avuto l'onore di incontrare il Dalai Lama nella sua ultima visita a Milano. Mi concesse mezz'ora del suo prezioso tempo e, alla fine del colloquio, mi donò una sciarpa bianca e un forte abbraccio. Gli promisi il mio appoggio. Il Tibet è occupato, straziato, e l'Italia fa affari con chi lo occupa senza provare vergogna e si lascia ricattare nelle sue decisioni politiche per motivi economici. A questo punto è arrivato il Paese di Michelangelo e Giulio Cesare, di Leonardo e di Marconi, a farsi condizionare come un pezzente nei suoi rapporti internazionali. La dignità ce la siamo messa nel culo. Mi è arrivata notizia di una telefonata direttamente al presidente del Consiglio Comunale di Milano da alte autorità cinesi perché dissuadesse Pisapia dalla cittadinanza onoraria al Dalai Lama. Spero che non sia vero e che, nel caso, si sia risposto con un vaffanculo in cinese. Ma senza dubbio mi illudo. In Tibet sta avvenendo qualcosa di inaudito, contro l'occupazione cinese si stanno dando fuoco le giovani madri. Finora era successo solo per gli uomini. Il Tibet è circondato da un muro di omertà alla cui costruzione partecipa anche l'Italia. Buttiamo giù il muro. I muri sono da sempre impastati con il sangue dei popoli. (dal sito di Beppe Grillo)

Consiglio caldamente la visione di questo film, che racconta in modo molto preciso e chiaro la tragedia del popolo tibetano (munitevi di fazzolettini).
Qui invece si può  sottoscrivere l’appello lanciato da International Tibet Network ai leader di tutto il mondo per la cessazione delle misure repressive in atto a Ngaba e in tutto il Tibet.

sabato 4 febbraio 2012

Le foto del Tibet a Pitti Colours of the World

Sabato 4 e domenica 5 gebbraio proietterò le mie foto sul Tibet all'interno della manifestazione PITTI COLOURS OF THE WORLD alla Limonaia di Villa Strozzi a Firenze, zona Ponte alla Vittoria/Via Pisana. Inizio alle 17.30.
Sarà sicuramente una cosa interessante perchè saremo 12 fotografi che contemporaneamente proietteranno fotografie da tutto il Mondo. L'ambiente è molto bello e consiglio di farci un salto. Sabato ci sarà anche l'aperitivo e la musica live fino a tarda notte. 
Viaggio in Tibet: tra cielo e spiritualità (foto di Fabio Ramelli)

sabato 14 agosto 2010

Pensieri di Ferragosto

Tempo di vacanze e di viaggi. Tre anni fa di questi tempi ero in partenza per il Tibet. La prima volta in Asia. Un viaggio incredibile, un mondo meraviglioso pieno di gente meravigliosa. E tanta sofferenza, povertà; un mondo che cammina in modo diverso, più lento, più consapevole, ogni gesto può assumere sigificati profondi. Sta soltanto a noi renderli momenti unici e goderli appieno in un caldo abbraccio. Forse la vita è tutta qui. Vi sembra poco?
Grazie a quel viaggio qualcosa in me è cambiato. Riesco a godermi serenamente un video come questo. I passi lenti di una ragazza in abiti tradizionali in un mondo che si muove veloce e indifferente, tutti uguali. Un monaco nel vento con lo sguardo sereno e concentrato nel compiere gesti quotidiani, le orecchie a sventola di Thay, le montagne che spuntano dalle nuvole, il suono della campana, l'Hima-laya la terra delle nevi, dove la terra tocca il cielo......


A Warm Embrace - The Great Bell Chant (The End of Suffering) from R Smittenaar on Vimeo.




Lhasa, 2007, foto ©Archetto, riproduzione vietata

mercoledì 25 novembre 2009

Eccezionale scoperta in una caverna del Mustang: ritrovati antichi capolavori buddisti.

Oggi ho letto di una incredibile scoperta di una spedizione americana del National Geographic tra i picchi himalayani del Mustang. La fantasia vola subito alla legenda del mitico regno di Shangri-La, misteriosamente scomparso in epoca imprecisata, sempre che sia mai esistito. Un po' come il mito di Atlantide. I cinesi , a dire il vero, sono convinti di aver ritrovato le tracce di Shangri-La e stanno creando una sorta di Disneyland in chiave buddista per attirare mandrie di turisti. Secondo me Shangri-La non esiste più, se mai è esistita, come luogo fisico ma era piuttosto un paradiso terrestre, una terra perfetta ed armoniosa, dove la mente umana raggiungeva le vette più alte (ed infatti era collocata sul tetto del mondo) e tutti vivevano felici e contenti. Sarà mai esistito un posto così? Intanto la scoperta del National Geographic ci potrà svelare qualcosa in più, forse.
"Molti esploratori hanno provato a trovare lo scomparso "paradiso perduto" di Shangri-La, descritto nel romanzo "Orizzonte perduto" del 1933: un regno dove le persone vivevano in pace, senza odio, invidia, avidità o ira, producendo cibo e opere d'arte. L'autore, James Hilton, lo aveva collocato all'estremo ovest dell'Himalaya, come volevano i racconti di alcuni gesuiti di ritorno dal Tibet che diedero i natali al romanzo. Ma nessuno ne trovò mai traccia.
Ora, sembra che gli americani possano avercela fatta. La scoperta, divulgata soltanto nei giorni scorsi, risalirebbe addirittura al 2007, anno in cui si svolse la prima spedizione esplorativa del National Geographic condotta dall'esploratore Broughton Coburn e dall'alpinista Pete Athans.
In quell'occasione Coburn e Athans si spinsero nella parte superiore del Mustang, al confine tra Nepal e Tibet: lì hanno individuato delle caverne misteriose il cui ingresso si trovava a decine e decine di metri da terra. L'abilità di Athans e di altri climber che hanno preso parte alla spedizione ha permesso di raggiungere questi anfratti che, davanti agli occhi increduli di tutti, hanno rivelato tesori inestimabili.
Preziosi affreschi, santuari di secoli fa, manoscritti di antiche religioni tra cui la cultura Bon, opere d'arte sulla vita di Bhudda e scheletri di secoli e secoli fa. Tutto questo si trovava nelle grotte, che si stima risalgano a seimila anni fa. E tutto, grazie al clima del luogo, era quasi perfettamente integro.
Il tesoro ha fatto subito pensare a Shangri-La. "Molti studiosi ritengono che il regno di Shambhala sia esistito davvero - ha detto Coburn - e che ne siano rimaste tracce in diverse valli himalayane. Queste caverne nascoste furono create probabilmente quando la loro religione e i loro principi furono minacciati".
Una seconda spedizione di Coburn e Athans, nel 2008, ha permesso di mettere in salvo una parte dei tesori, che ora si trovano nel monastero di Mustang. La loro conservazione, infatti, rischiava comunque di essere messa in pericolo dall'erosione o dai terremoti.
La storia di questi ritrovamenti è oggetto di due documentari dal titolo "Lost Cave Temples of the Himalayas and Secrets of Shangri-La" che sono in onda questo mese sul canale satellitare del National Geographic. Eccone un assaggio."
(Sara Sottocornola sul sito Montagna.tv)

venerdì 20 novembre 2009

Condannati blogger tibetani


Sarebbe stato carino se il neo Nobel per la Pace avesse detto due parole sulla libertà di opinione e di stampa in Cina. O se avesse ricevuto il Dalai Lama, confermando una tradizione consolidata dagli ultimi presidenti Usa. Obama, ai miei occhi, ha perso qualche punto ed ha confermato di non meritarsi il premio che gli è stato assegnato troppo presto, più per le intenzioni che per i meriti. Riporto una notizia di oggi vista sui siti AsiaNews.it e PeaceReporter.it
Proprio mentre Obama visita la Cina, le autorità cinesi condannano a 15 anni di carcere il fondatore di un sito web in tibetano. Si tratta di Kunchok Tsephel, 39 anni, attivista della causa del Tibet. A denunciarlo è oggi l'International Campaign for Tibet (Ict), un gruppo per i diritti umani con sede a Washington. Ma non si tratta dell'unica condanna contro attivisti tibetani: Reporter senza Frontiere (Rsf) ha reso nota da Parigi la condanna a cinque anni di carcere del blogger tibetano Kunga Tseyang.
Tsephel era stato arrestato in febbraio e da allora i suoi familiari non avevano più sue notizie. Il 12 novembre i parenti sono stati convocati per la sentenza. Il processo è infatti avvenuto a porte chiuse nel tribunale della prefettura tibetana di Gannan. Apparentemente la condanna a 15 anni per divulgazione di segreti di Stato è collegata alle notizie sulle proteste tibetane dell'anno scorso, diffuse dal suo sito. Insegnante di tibetano e inglese, oltre che ex funzionario per la protezione ambientale, Tsephel ha creato un sito di cultura tibetana, chiamato Chodme.
L'Ict denuncia le pessime condizioni di salute in cui versa l'attivista e il fatto che durante il processo non ha avuto nemmeno il diritto all'assistenza legale.
Medesimo trattamento per il giovane blogger tibetano, Tseyang, arrestato in marzo nel monastero di Gansu dove studiava. Il tribunale della prefettura di Golok lo ha condannato a cinque anni di carcere per gli articoli diffusi dal suo blog. Si tratta di scritti sul buddismo e la cultura tibetana in generale, oltre a foto del locale ufficio per la protezione dell'ambiente.
(fonte: PeaceReporter)

venerdì 21 agosto 2009

I 14 precetti di Thich Nhath Hanh

Il grande Maestro Thich Nhath Hanh , poeta e costruttore di pace, è oggi insieme al Dalai Lama una delle figure più rappresentative del Buddhismo nel mondo. Thich Nhath Hanh, affettuosamente chiamato Thay, è un grande maestro zen vietnamita che ha scritto questi 14 precetti . A me piacciono molto. Difficile seguirli ma vale la pena tentare. Se volete saperne di più clicca qui. E se vuoi leggere e mettere in pratica il Trattato di Pace con la Terra clicca qui.

1. Non adorerò ciecamente e non mi vincolerò a nessuna dottrina, credenza o ideologia, compreso il buddismo. Considero ogni sistema di pensiero una guida lungo la via, e non ritengo nessuno di essi la verità assoluta.

2. Non penserò che la conoscenza che attualmente possiedo sia la verità assoluta e immutabile. Eviterò di avere una mente ristretta, limitata alle mie opinioni attuali. Praticherò il non attaccamento alle credenze per rimanere aperto al punto di vista degli altri. La verità si trova nella vita, non nelle nozioni intellettuali. Mi manterrò sempre disponibile a imparare dalla vita, osservando costantemente la realtà in me stesso e nel mondo.

3. Non costringerò con alcun mezzo altre persone, compresi i bambini, ad adottare le mie credenze, ne' con l'autorità', ne' con la minaccia, il denaro, la propaganda e nemmeno con l'educazione. Invece, attraverso il dialogo compassionevole, aiuterò gli altri ad abbandonare il fanatismo e la chiusura mentale.

4. Non eviterò il contatto con la sofferenza, non chiuderò gli occhi davanti al dolore. Non perderò mai la consapevolezza stare vicino a tutti quelli che soffrono, con ogni mezzo: contatti personali, visite, immagini, suoni. Così risveglierò me stesso e gli altri alla realtà della sofferenza nel mondo.

5. Non accumulerò ricchezza mentre milioni di persone soffrono la fame. Non porrò come scopo della mia vita la fama, il profitto, le ricchezze o il piacere dei sensi. Vivrò in modo semplice, condividendo il mio tempo, la mia energia e le mie risorse materiali con coloro che ne hanno davvero bisogno.

6. Non alimenterò rabbia e odio. Non appena rabbia e odio insorgeranno, praticherò la meditazione sulla compassione allo scopo di comprendere profondamente la persona che ne è stata occasione. Mi eserciterò a guardare gli altri esseri con gli occhi della compassione.

7. Non mi disperderò nella distrazione e nei molteplici stimoli esterni. Praticherò l'attenzione cosciente al respiro allo scopo di ricomporre la mente, di sviluppare la consapevolezza, la concentrazione e la comprensione.

8. Non proferirò parole che possano creare discordia e causare fratture nella comunità. Farò tutto il possibile per riconciliare e risolvere i conflitti, anche il più piccolo.

9. Non dirò parole non veritiere per interesse personale ne' per impressionare gli altri. Non proferirò parole che causino divisione e odio. Non diffonderò notizie di cui non ho io stesso certezza. Non criticherò e non condannerò fatti non accertati. Parlerò sempre in modo veritiero e costruttivo. Avrò il coraggio di pronunciarmi apertamente in tutti i casi di ingiustizia, anche quando ciò possa minacciare la mia sicurezza personale.

10. Non userò la comunità per mio personale vantaggio o profitto, e non cercherò di trasformarla in un partito politico. In quanto membro di una comunità religiosa, prenderò comunque una ferma posizione contro l'oppressione e l'ingiustizia, e mi sforzerò di cambiare la situazione senza cadere in conflitti di parte.

11. Non eserciterò una professione dannosa agli uomini o alla natura. Non investirò denaro in attività economiche che privino altri esseri delle risorse vitali. Sceglierò un lavoro in armonia con la realizzazione del mio ideale di compassione.

12. Non ucciderò e non permetterò ad altri di uccidere. Mi adoprerò con ogni mezzo per proteggere la vita e prevenire la guerra.

13. Non mi approprierò quello che di diritto appartiene agli altri. Rispetterò la proprietà altrui, ma mi batterò perché nessuno si arricchisca provocando sofferenza agli uomini e agli esseri viventi.

14. Non maltratterò il mio corpo, ma lo tratterò con rispetto, senza considerarlo un semplice strumento. Conserverò le energie vitali (del sesso, del respiro e dello spirito) per la realizzazione della via. Mi asterrò dalla sessualità disgiunta dall'amore e dal reciproco impegno. Considererò i rapporti sessuali in relazione alla sofferenza che potrebbero provocare. Rispetterò la libertà e gli impegni assunti dagli altri, per preservarne la felicità. Sarò pienamente consapevole della responsabilità di mettere al mondo nuove vite, e mediterò sul mondo in cui intendo far nascere nuovi esseri.

martedì 28 luglio 2009

Terzani 5 anni dopo

Il 28 luglio del 2004 moriva Tiziano Terzani, un autore che ho amato tantissimo. L'avevo conosciuto da pochi anni con il libro "Lettere contro la guerra" e mi aveva subito colpito il suo vedere la vita da un altro punto di vista. Finalmente una voce fuori dal coro, una voce profonda, attenta, intelligente. Un personaggio che ha viaggiato e visto un gran bel mondo, che ha visto morte, guerra, miseria, distruzione e che, forse per questo, è andato a cercare delle spiegazioni, dei significati a questa vita. Anche se profondamente fiorentino ha sempre vissuto in oriente facendosi influenzare da quella cultura. "Un altro giro di giostra" lo ha fatto conoscere al grande pubblico e scalare le classifiche. Poco prima di morire è stato intervistato da Controradio (che ora gli dedica uno speciale che trovi qui) ed il ricordo di quella trasmissione è sempre stato molto vivo in me. Esprimeva concetti semplici ma profondi proprio com'è nella cultura orientale. Sicuramente la sua lettura ha attivato la curiosità verso quel mondo ed ha contributo nella decisione di intraprendere il viaggio in Tibet e Nepal di due anni fa.

Meraviglioso il silenzio. Eppure noi moderni, forse perchè lo identifichiamo con la morte, lo evitiamo, ne abbiamo quasi paura. Abbiamo perso l'abitudine a stare zitti, a stare soli.... Senza silenzio non c'è parola.Non c'è musica. Senza silenzio non si sente. Solo nel silenzio è possibile tornare in sintonia con noi stessi, ritrovare il legame tra il nostro corpo e tutto-quello-che-ci-sta-dietro. (Terzani, Un altro giro di giostra)

lunedì 5 gennaio 2009

Aiutare Pomaia

La notte del 26 dicembre un grande incendio ha distrutto la sala grande di meditazione del monastero buddista di Pomaia che è considerato uno tra i più importanti in Europa. Nell'incendio sono andate distrutte numerose statue, un migliaio di testi rari di grande valore, una quarantina di tanke, cioè i dipinti della storie del Buddha, tra cui una risalente al 1800. Il danno economico è di oltre un milione di euro. Quello spirituale e culturale incalcolabile.
" Trovandoci in un Paese dove esiste la libertà di culto, possiamo sperare nell'aiuto del Governo e delle altre associazioni religiose, costituendo quindi un elemento di unione delle forze positive." (parole di Dagri Rinpoce, dal sito Bodhidharma).
Questo è il sito del Monastero di Pomaia
Per chi volesse aiutare i monaci può inviare un bonifico utilizzando questo conto corrente bancario:
Istituto Lama Tzong Khapa
Cassa di risparmio di Lucca Pisa Livorno
Filiale di Rosignano Marittimo
tel 0586/799230 - fax 0586/760995
c/c ILTK n.48
Coord. IBAN: IT21-A-06200-25100-000000000048
causale: “gompa”

sabato 25 ottobre 2008

Free Tibet

La mostra delle fotografie scattate in Tibet lo scorso anno è stata gratificante. Io non sono un fotografo professionista e quando scatto le foto lo faccio per me stesso, per fissare nella mia memoria, magari interprentando a modo mio, dei flash di quello che sto vedendo e vivendo. Il viaggio in Tibet e Nepal è stato folgorante, di quelli che ti cambiano la vita. Toglie il respiro entrare in contatto con un mondo così complesso ed affascianante, pieno di contraddizioni, di bellezza e disperazione, pace e violenza, serenità, miseria. Entrambi i paesi, anche se in modo molto diverso, sono percorsi da rivolte, militari che sparano, attentati. In particolare il Tibet è oppresso dalla dura dominazione cinese che sta snaturando la regione e le tradizioni, omologando alla cinesità un mondo completamente diverso. Sono completamente diversi i lineamenti delle persone, la lingua e la scrittura, le tradizioni, il modo di porsi, la spiritualità in contrasto con il materialismo ex-comunista. Mao disse al Dalai Lama "la religione è veleno". Il Tibet invece è uno stato basato sulla religione e la spiritualità. 50 anni di dominazione hanno portato ad oltre un milione di morti. Ora i tibetani sono solo 6 milioni e negli ultimi anni la popolazione cinese, di razza han, "migrata" forzatamente in Tibet, l'ha superata come numero. Come potere economico non c'è confronto. Tutto è in mano ai cinesi. A Lhasa il 96% della popolazione è cinese. In questo blog (ed in quello gemello Viaggio in Tibet) l'ho scritto tante volte. Nel preparare la mostra fotografica mi sono chiesto se fosse possibile con delle semplici fotografie di viaggio riuscire a dire queste cose. Se fosse giusto nei confronti di chi mi ospitava, se quella era la sede giusta. Ci ho provato. Entrare in contatto con la cultura e la bellezza del Tibet è un modo per aprire le porte del paese delle nevi agli occhi del mondo. Sensibilizzare la persone al fatto che il Tibet esiste, che ha una sua cultura, una grande umanità e sensibilità delle persone, una incredibile spiritualità. Questo è il messaggio. A volte possono di più gli occhi di una bambina che una bandiera alla finestra. E giusto? Non tutti la pensano così. Solo per il fatto che sei lì con il tuo nome viene scambiato per narcisismo, un farsi bello con la vita degli altri. Se dovessi rifare una mostra del genere (molto improbabile) scriverei soltanto FREE TIBET. I diritti umani sono un mio pallino. L'autodeterminazione dei popoli è un diritto basilare. I tibetani devono poter scegliere il proprio futuro, parlare la propria lingua, essere liberi di avere un Dalai Lama, anche solo in foto. Evidentemente il potere di una fotografia è maggiori di quello che si pensa se i cinesi hanno vietato anche le foto del Dalai Lama!

venerdì 10 ottobre 2008

Il Tibet fino a domenica

Ultimi giorni della mostra sul Tibet al teatro di Rifredi. Sarà possibile vederla fino a domenica 12 ottobre nei soliti orari, cioè la sera in concomitanza con gli spetaccoli del Florence City Musical, ed il pomeriggio dalle 16 alle 19, compresa la domenica.
Un ringraziamento particolare va a Tiziano Terzani: senza i suoi libri, probabilmente, questa mostra non ci sarebbe stata.
............ e la foresta mantenne le sue millenarie promesse. Bastò incamminarsi.

sabato 4 ottobre 2008

Tibet, tra cielo e spiritualità

Ieri sera è iniziata la mostra fotografica sul Tibet presso il Teatro di Rifredi di Firenze. Abbiamo allestito una specie di salottino tibetano sulla sinistra dell'entrata con tanto di bandiera tibetana. Sono esposte 20 foto a colori 30x45 montate su 4 pannelli. La scelta della mostra indica un filo conduttore: tra cielo e spiritualità. E' un po' il motto del nostro Tibet, quello che abbiamo sentito così forte quando eravamo laggiù l'anno scorso. Il cielo è sempre molto presente, a volte direi quasi incombente. Nelle giornate nuvolose senti che potresti quasi toccarle da quanto sei in alto. L'azzurro saturo delle giornate di sole ti stordisce, la luce è accecante. Su questo cielo si stagliano monumenti buddisti, palazzi e montagne. Davanti a loro ci sono i tibetani; i vecchi spesso sono con il mulino di preghiera che fanno girare di continuo spargendo nell'aria i mantra contenuti all'interno. La spiritualità, più che la religione, impregna ogni angolo, ogni singola pietra del Tibet. E' questo uno dei grandi fascini del Tibet. Anche senza essere buddista, ed io non lo sono, senti una fortissima spiritualità e capisci che....... forse dovremmo rivedere il nostro modo di vivere e di pensare. Lì c'è qualcosa che va approfondito. Bisogna tornarci!
Non so se le mie foto riescono ad esprimere questo, probabilmente no. Il foyer di un teatro, con le persone in attesa di entrare nella sala, che chiacchierano, si salutano, corrono, come sempre, con il tempo in mano, non è l'ambiente migliore per fermarsi a meditare. E poi una foto è soltanto una foto. Ma il Tibet è il Tibet. So che prima o poi ci tornerò, magari solo con la mente ed il cuore. Tashi Delegs Tibet.
Un grazie a tutti coloro che hanno dato spazio alla mostra:
Elena nel suo famoso blog Io amo Firenze e su Firenze.net
Kristin Blancke sul blog di Viaggi in Asia
Enrico e il suo blog Life's a journey
ed ovviamente Florenze City Musical
(@Archetto 2007, riproduzione vietata)

venerdì 26 settembre 2008

"My voice for freedom"

Piccole storie, grandi personaggi, fanno pensare che forse un mondo migliore è possibile. Ani Choying Dolma.

Nata in Nepal, a Katmandu nel 1971, Ani è ancora una bambina quando, costretta a subire dal padre ogni tipo di violenza, decide di non sposarsi mai e di entrare in un monastero. Lì cresce, supera odio e rancori e riacquista la serenità. Ha una voce bellissima, trova un maestro che la incoraggia e comincia a cantare i mantra della tradizione contemplativa buddista. E' determinata, s'impegna al massimo e presto sente di poter uscire dai confini del monastero. E crea la Nuns Welfare Foundation, un'organizzazione non governativa per la formazione e una scuola per giovani monache. La sua via cambia ancora una volta ed è un musicista americano a incoraggiare e ad affinare ancora le sue doti canore. Fino all'eccellenza. Lei ha talento e, mentre lotta per la libertà delle donne e sostiene progetti umanitari per migliorare la condizione femminile, conquista con la sua voce grandi della musica del calibro di Tina Turner, Tracy Chapman o Céline Dion e diventa una star internazionale. "Sono felice che le mie canzoni siano ascoltate. Non si tratta di sete di successo, né di vanità: non mi interessa nulla di tutto questo. Quello che mi fa piacere è che il mio messaggio sia recepito. Tutti i miei canti parlano d'amore, di condivisione, trasmettono un messaggio di speranza. E più vengono diffusi, più ne sono soddisfatta. Il mio strumento è la voce. Conduco una lotta: contro la povertà e l'ignoranza che fanno sì che in Nepal e nel Tibet alcune ragazze buddiste siano costrette ad abbracciare la religione per evitare l'inferno. Diventare monaca per non essere trasformata in schiava della casa, per non essere data in sposa a un uomo rozzo che la picchierà e la farà lavorare come un mulo. È una storia che conosco bene: sono una di loro". (da Repubblica)

domenica 24 agosto 2008

"Voi non conoscete il Tibet"

Per chiudere con le Olimpiadi cinesi riprendo dal blog di Rampini le affermazioni del portavoce del Bocog (comitato olimpico di Pechino) il sig. Wang Wei. A furia di sentirsi fare domande scomode ed impertinenti sul Tibet ad una delle ultima conferenze stampa ha perso le staffe ed è sbottato.
“Ci sono molte critiche in questa sala stampa – ha detto Wang – e questo riflette quanto siano prevenuti certi mass media contro la Cina, quanto poco capiscano la Cina. E’ la stessa esperienza che abbiamo avuto quando la fiaccola olimpica viaggiava fuori dal paese. I Giochi offrono un’ottima finestra per vedere la vera Cina. La storia dimostrerà chi siamo veramente, qual è il progresso in atto nel nostro paese. La storia dimostrerà che fu corretta la decisione del 2001 di assegnare le Olimpiadi alla Cina. Voi non conoscete il Tibet. Dovreste chiedere cosa ne pensa la gente comune a Pechino, in tuttala Cina, e nello stesso Tibet. Io ci sono stato due volte. Nel 1998 ci andai per un programma di sostegno alle scuole. Per l’istruzione ogni tibetano riceve dalla Repubblica Popolare 10.000 renminbi (1.000 euro, ndr) all’anno. Tutte le provincie della Cina aiutano il Tibet. Ho amici in Tibet che sostengono le riforme cinesi, le loro condizioni di vita sono nettamente migliorate. Sono contenti. E’ meglio che voi sappiate qualcosa prima di trarre conclusioni. Questo è il progresso della Cina, lo sviluppo. Questa è la ragione per cui la gente nelle strade è così contenta, è così ottimista sul suo futuro. Anche gli atleti sono contenti di questi Giochi. Ma i mass media devono scrivere articoli, devono trovare qualche notizia. Scrivete notizie vere, per favore. Grazie”. Un lungo, insolito, appassionato sfogo. Un grido dell’orgoglio nazionale ferito, una reazione quasi esasperata. Perfino l’alto funzionario Wang che si è allenato da anni per reggere il ping pong con la stampa dei paesi democratici, sembra aver raggiunto il suo limite di sopportazione. Il processo quotidiano che questi Giochi lo costringono a subire, ieri di colpo gli è sembrato un esercizio intollerabile. Intanto il Cio ha dovuto prendere atto con “rammarico” del trattamento inflitto dalla polizia di Pechino a due fotoreporter dell’Associated Press che mercoledì avevano seguito una manifestazione pro-Tibet. Secondo la denuncia della federazione della stampa estera in Cina, “uno è stato immobilizzato a terra, con il viso schiacciato contro l’asfalto, un braccio piegato violentemente dietro la schiena, mentre gli toglievano l’apparecchio fotografico; l’altro è stato spinto a terra e gli è stata strappata la videocamera”. Wang ha risposto che i giornalisti erano stati scambiati per dei manifestanti.
(@Archetto)

martedì 12 agosto 2008

Temple of Love (Tibet)


The Story Of The Song "Temple Of Love"
.... In the Potala Palace we came to a room with hundreds of candles outside. I thought this reminds me of the line in the song "Temple Of Love" that we had written..."inside these walls a thousand candles have burned in promise of your return". Our guide Ken then said "this is called the room of a thousand buddhas, and was also the room of the 6th Dalai Lama, who wrote songs that the Tibetans still sing to this day".... (SpaceJunky)
(Lhasa, Tibet 2007, @Archetto, riprodzione vietata)