sabato 3 novembre 2012

Le proteste dei tibetani spinge l’Onu a chiedere alla Cina il rispetto dei diritti umani in Tibet

Riprendo la notizia dal blog "Le persone e la digintà" del Corriere della Sera (link)
Le risposte di Pechino sono agghiaccianti: c'è qualcuno che pensa che la colpa delle immolazioni è del Dalai Lama? La loro arroganza mi offende, la violenza mi rattrista, il mancato rispetto dei diritti umani mi indigna! FREE TIBET

La scorsa settimana in Tibet sono state sette le persone che si sono date fuoco per attirare l’attenzione del mondo. Il triste rituale si ripete dal marzo del 20o9 ma ieri per la prima volta, l’Alta commissaria Onu per i Diritti umani Navi Pillay, ha alzato la voce con Pechino chiedendole di dare conto delle accuse di violazione dei diritti umani nella regione. Le autoimmolazioni, ha detto Pillay parlando ieri a Ginevra, rappresentano una “disperata” forma di protesta, “la stabilità sociale in Tibet non sarà mai raggiunta attraverso pesanti misure di sicurezza e la soppressione dei diritti umani, le autorità cinesi – ha aggiunto – dovrebbero capire come venire incontro al dolore che ha portato a un’escalation di queste morti”. Allo stesso tempo però l’Alta Commissaria ha rivolto un appello ai tibetani affinché rinuncino a una forma di protesta così estrema (nella foto una manifestazione della comunità tibetana a Roma).
Tra il 20 e il 28 ottobre le auto immolazioni si sono susseguite al ritmo di quasi due al giorno. L’ultimo episodio si è verificato a nord di Lhasa, la capitale della Regione Autonoma del Tibet dove due cugini di 20 e 25 anni che si sono dati fuoco di fronte a un palazzo del governo . Dal marzo del 2009 a oggi sono 62 le persone che hanno deciso di darsi fuoco.
Anche l’ambasciatore Usa a Pechino, Gary Locke, martedì scorso ha chiesto nuovamente alla Cina un cambio radicale di rotta: “Esprimiamo le nostre gravi preoccupazioni per la violenza delle auto immolazioni avvenute negli ultimi anni – ha dichiarato – e imploriamo il governo cinese di incontrare davvero i rappresentanti del popolo tibetano per riesaminare insieme le politiche che hanno condotto ad alcune delle restrizioni applicate ai tibetani, e quindi a questa catena di suicidi. Ci sono stati troppi morti. Nessuno vuole assistere a questo tipo di azioni”. Gelida la risposta di Pechino: “Ci opponiamo a qualsiasi tipo d’ingerenza straniera negli affari interni cinesi – ha detto il portavoce del ministero degli Esteri di Pechino Hong Lei -. Queste immolazioni sono provocate dalle attività criminali di gruppi ispirati dal Dalai Lama, che sacrificano vite umane per conseguire il loro obiettivo politico, cioè l’indipendenza del Tibet”.

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