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mercoledì 14 novembre 2012

Chiamami coi miei veri nomi


PLEASE CALL ME BY MY TRUE NAMES)
di Thich Nhat Hanh

"Non dire che me ne andrò domani -

oggi sono appena arrivato.

Guarda a fondo: attimo dopo attimo, io arrivo

per essere gemma su un ramo, in primavera,

per essere un uccellino, con ali ancora deboli:

sto imparando a cantare, nel mio nuovo nido;

per essere un bruco nel cuore di un fiore,

la pietra preziosa che si cela in un sasso.


Io arrivo di continuo, per ridere e per piangere,

per la paura e per la speranza.

Il ritmo del mio cuore è nascita e morte di tutto ciò che vive.


Sono l'insetto in metamorfosi

sul pelo dell'acqua del fiume.

Sono l'uccello che scende in picchiata e mangia l'insetto.

Sono la rana che nuota allegra

nell'acqua chiara dello stagno.

E sono il serpente silenzioso

che fa della rana il suo pasto.


Sono il bambino in Uganda, tutto pelle e ossa,

le gambe sottili come canne di bambù.

E sono il mercante di armi

che vende ordigni di morte all'Uganda.

Sono la dodicenne

fuggiasca su una piccola barca,

che si getta nell'oceano

dopo che un pirata l'ha violata.

E anche il pirata,

il cuore ancora incapace

di comprendere e di amare.


Sono il membro del Politburo

con enorme potere nelle mani.

E sono l'uomo costretto a pagare

Il debito di sangue al suo popolo,

morendo a poco a poco in un campo di lavoro forzato.


La mia gioia è come la primavera, calda

da far aprire i fiori su tutta la Terra.

Il mio dolore è come un fiume di lacrime,

vasto da riempire i quattro oceani.


Per favore chiamatemi con i miei veri nomi,

cosi che possa sentire tutti i miei pianti e le mie risa insieme,

che io possa vedere che la mia gioia e il mio dolore

sono una cosa sola.


Per favore chiamatemi con i miei veri nomi,

cosi che possa risvegliarmi,

e lasciare sempre aperte

le porte del mio cuore:

le porte della compassione. "

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Thich Nhat Hanh, monaco zen vietnamita, poeta e costruttore di pace, è oggi insieme al Dalai Lama una delle figure più rappresentative del Buddhismo nel mondo.
Nato in Vietnam centrale nel 1926, ordinato monaco all’età di 16 anni, ha operato fin dalla sua giovinezza affinché il buddhismo portasse pace, riconciliazione e fratellanza nella società.
Nel 1964, durante la guerra in Vietnam, ha dato vita a uno dei movimenti di resistenza nonviolenta più significativi del secolo, i Piccoli Corpi di Pace: gruppi di laici e monaci che si recavano nelle campagne per creare scuole, ospedali e per ricostruire i villaggi bombardati, subendo attacchi da entrambi i contendenti, che li ritenevano alleati del proprio nemico.
Nel 1967, mentre si trovava negli Stati Uniti, è stato candidato al Nobel per la pace da Martin Luther King, che dopo averlo incontrato ha preso posizione pubblicamente contro la guerra in Vietnam. Due anni dopo, già costretto all’esilio, ha dato vita alla Delegazione di Pace Buddhista, che ha partecipato alle trattative di pace di Parigi. Dopo la firma degli accordi gli è stato rifiutato il permesso di rientrare nel suo Paese. Si è stabilito in Francia, dove nel 1982 ha fondato Plum Village, comunità di monaci e laici nei pressi di Bordeaux, nella quale tuttora vive e insegna l'arte di vivere in consapevolezza. Ai suoi ritiri partecipano ogni anno migliaia di persone, provenienti da ogni parte del mondo.
Solo nel gennaio del 2005, dopo 39 anni di esilio, su invito ufficiale del governo vietnamita ha potuto far ritorno per tre mesi in Vietnam, accompagnato da un folto gruppo di monaci e laici, per un viaggio di riconciliazione e insegnamenti.
I suoi numerosi libri sono stati tradotti in molte lingue. Le edizioni italiane sono pubblicate da Ubaldini, Mondadori e Neri Pozza.
(dal sito Essere Pace)

sabato 23 giugno 2012

La brutta figura di Milano con il Dalai Lama

Dal sito di Beppe Grillo riporto il commento sulla brutta notizia della mancata consegna della cittadinanza onoraria di Milano al Dalai Lama. L'Italia, e non solo, continua a farsela sotto ed a prostituirsi per un po' di soldi cinesi. E i diritti umani? Uno stato che cerca di impedire il conferimento di una onorificenza, tutto sommato innocua, ad un premio Nobel per la Pace è chiaramente un regime totalitario, antidemocratico, repressivo. Per loro il Dalai Lama è un delinquente con tanto di mandato di cattura (è accusato di omicidio). Ma intanto i tibetani continuano la loro drammatica protesta immolandosi igonorati dal Mondo, soggiogato dal potere economico della Cina. Basta far credere di boicottare l'Expo 2015..... perchè loro verranno a Milano solo per fare un favore ai milanesi e non per promuovere se stessi e la loro economia! Ridicolo.

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Il Comune di Milano, una volta capitale morale, in seguito Milano da bere, e oggi senza neppure una qualunque identità, ha rifiutato la cittadinanza onoraria al Dalai Lama. Gli era stata promessa. Per ragioni di bottega gli è stata negata con il solito teatrino all'italiana e la nuova maschera lombarda a far la figura di merda: il facondo Pisapippa, una via di mezzo tra Balanzone e Arlecchino, il "vorrei ma non posso" di piazza della Scala, il dimissionario dall'Expo, ma anche no. La Cina, oltre ad aver occupato il Tibet, ha occupato anche Palazzo Marino. I neo maoisti meneghini hanno bocciato l'onorificenza a Tenzin Gyatso in nome dei danè. La Cina ha infatti minacciato di non partecipare all'Expo 2015 e pressioni di ogni genere sono arrivate in questi giorni al Comune di Milano da parte degli investitori cinesi. La nuova bandiera comunale dovrebbe essere un paio di mutande rosse. Io ho avuto l'onore di incontrare il Dalai Lama nella sua ultima visita a Milano. Mi concesse mezz'ora del suo prezioso tempo e, alla fine del colloquio, mi donò una sciarpa bianca e un forte abbraccio. Gli promisi il mio appoggio. Il Tibet è occupato, straziato, e l'Italia fa affari con chi lo occupa senza provare vergogna e si lascia ricattare nelle sue decisioni politiche per motivi economici. A questo punto è arrivato il Paese di Michelangelo e Giulio Cesare, di Leonardo e di Marconi, a farsi condizionare come un pezzente nei suoi rapporti internazionali. La dignità ce la siamo messa nel culo. Mi è arrivata notizia di una telefonata direttamente al presidente del Consiglio Comunale di Milano da alte autorità cinesi perché dissuadesse Pisapia dalla cittadinanza onoraria al Dalai Lama. Spero che non sia vero e che, nel caso, si sia risposto con un vaffanculo in cinese. Ma senza dubbio mi illudo. In Tibet sta avvenendo qualcosa di inaudito, contro l'occupazione cinese si stanno dando fuoco le giovani madri. Finora era successo solo per gli uomini. Il Tibet è circondato da un muro di omertà alla cui costruzione partecipa anche l'Italia. Buttiamo giù il muro. I muri sono da sempre impastati con il sangue dei popoli. (dal sito di Beppe Grillo)

Consiglio caldamente la visione di questo film, che racconta in modo molto preciso e chiaro la tragedia del popolo tibetano (munitevi di fazzolettini).
Qui invece si può  sottoscrivere l’appello lanciato da International Tibet Network ai leader di tutto il mondo per la cessazione delle misure repressive in atto a Ngaba e in tutto il Tibet.

martedì 15 maggio 2012

The Power of Mindfulness

A feature documentary animated film based on the book 'Planting Seeds: Practicing Mindfulness with Children'
 by Thich Nhat Hanh & the Plum Village Community Thích Nhất Hạnh è un monaco zen, scrittore, poeta, giardiniere, che ha sempre vissuto la sua pratica spirituale come profondo impegno sociale e politico per la pace. "È stato detto che il ventunesimo secolo sarà il secolo della spiritualità e io penso che deve essere il secolo della spiritualità se dobbiamo sopravvivere. La spiritualità è una cosa che possiamo coltivare. Essere spirituali significa essere stabili, calmi, in pace, e saper guardare in profondità dentro di noi e intorno a noi. Significa essere in grado di gestire le nostre afflizioni, la rabbia, l’avidità, la disperazione, la discriminazione. Significa saper vedere la natura dell’interdipendenza tra le persone, le nazioni, le razze, tra tutte le forme di vita. La spiritualità non è più un lusso. Ne abbiamo bisogno per superare le difficoltà del nostro tempo. Da soli siamo vulnerabili, ma se lavoriamo insieme ad altre sorelle e fratelli possiamo sostenerci reciprocamente. Non possiamo andare verso l’oceaco come una picccola goccia d’acqua, perché evaporiamo prima di raggiungerlo. Ma se diventiamo un fiume, se ci muoviamo come sangha, certamente arriveremo all’oceano." (Thích Nhất Hạnh) THE SECRET OF THE 5 POWERS tells the true stories of three remarkably courageous individuals, whose nonviolent action inspired Martin Luther King Jr, and millions of others around the world. The documentary weaves comic book animation, contemporary and historic footage that follows the lives of Alfred Hassler, an American Anti-War Hero, Vietnamese peace activists and Zen Masters, Thich “One Action” Nhat Hanh and Sister “True Emptiness” Chan Khong, who used the sacred 5 POWERS of Faith, Diligence, Mindfulness, Concentration, and Insight to combat violence and destruction, planting seeds of peace in the mud of War.

giovedì 22 settembre 2011

Peace is the way - La pace è la via


Walking with Alfred Hassler, Thich Nhat Hanh and Sister Chan Khong Official Film Trailer from FairSoul-LIVE...ACT..BE on Vimeo.


Peace Is The Way - A Century Of Nonviolent Activism chronicles the intersecting stories of normal people, who became nonviolent beacons of light. These unsung heroes and heroines used love, humour and nonviolent action as their “weapons” and helped build Global Movements for peace and reconciliation, and in the process became Human Rights Heroes & Heroines.


The first film in the series is titled “Walking with Alfred Hassler, Thich Nhat Hanh & Sister Chan Khong” A feature documentary film and animated comic book series about normal people who became Human Rights Heroes & Heroines.

Thich Nhat Hanh and Alfred Hassler first met in July, 1965, when Alfred visited Vietnam. In the 1960s, Alfred was responsible for introducing Thich Nhat Hanh & Sister Chan Khong to the American and European peace movements. In the early 70’s, Al and Thich Nhat Hanh founded together a new movement, called "Dai Dong" (from a Vietnamese proverb about a world in which not only one’s own children are one’s children, but all the world’s children are yours). Dai Dong attempted to bring about a coalition of peace and human rights organizations with scientists concerned about (particularly) environmental problems, and pointed to the inter-connectedness of world issues: economics, environment, poverty, human rights, peace. The Dai Dong conference held in Menton, France in 1970, produced the "Menton Statement" co-signed by more than 5000 scientists, some of whom were to play key roles in political-ecology efforts such as Rene Dumont, Thor Heyerdahl and Margaret Mead.

Thich Nhat Hanh and Alfred Hassler were ahead of their time—it would take another several decades before activists (and the general public) would begin to see the importance of linking these issues.


June 2011 - Thich Nhat Hanh & Sister Chan Khong Tribute Ceremony for Alfred Hassler from FairSoul-LIVE...ACT..BE on Vimeo.


“Alfred Hassler was one of our dearest friends, supporters and brothers and that is one of the many reasons why we call him by his true name "Thich Alfred Hassler".

Alfred stood by us during some of the most difficult times of our lives, during the war in Vietnam. He was a deep listener who "always stuck to the spirit of non-duality and reconciliation." 

We were with Alfred during his last day in the hospital.
When we arrived Alfred was asleep, he was dying of cancer and was heavily sedated. We sang to him, massaged his feet and spoke to him recalling many of our adventures together when suddenly Alfred opened his eyes for a brief moment and said "Wonderful, Wonderful," then fell back to sleep. 


Collectively, the film team "Sangha" of Gregory, Stuart, Katharina, Jennifer, Eric, Uli and Amelie have worked for a number of years to bring this story to the world and it would be "Wonderful, Wonderful," if those of you who know us to support their IndieGOGO fundraising campaign to produce and finish the film which we would like to premiere during Plum Village's 30th Anniversary in June or July of 2012.
Our brother Alfred was one of the most important peacemakers in the last century and his story, which is interconnected with ours, should be told and is truly worthy of your support”

(Thich Nhat Hanh & Sister Chan Khong, July 2011, Plum Village, France)

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Alfred Hassler 



Alfred Hassler, a lifelong activist, leader of the Fellowship of Reconciliation and innovator within the peace movement, was arrested as a conscientious objector during WWII and continued on to become one of the most outspoken voices against the Vietnam War. Influenced by Thich Nhat Hanh and Vietnamese Buddhist thought, Alfred Hassler co-founded the Dai Dong project, linking war, environmental problems and poverty, in 1970. His work has inspired generations of powerful peacemakers and intellectuals such as Erich Fromm, Thich Nhat Hanh, Sister Chan Khong, Martin Luther King, Jr., Bayard Rustin, Nobel Peace Prize Winner Adolfo Perez Esquivel and Joan Baez.


In 1956, Alfred Hassler had the idea to create a comic book about Martin Luther King, Jr. and the Montgomery Bus Boycott Story. Martin Luther King, Jr., who consulted directly with Alfred on the comic book project wrote, "Again, I would like to say what a fine piece of work this is. You have done a marvelous job of grasping the underlying truth and philosophy of the movement. I am sure that this comic book will be welcomed by the American public. Please feel free to call on me at any time". The comic book was a huge success although it was dangerous to own one in southern USA states. 240,000 original copies were printed although only 20 originals still exist today, with one being in the Smithsonian Museum.
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Thich Nhat Hanh


He's been a Buddhist monk for more than 60 years, as well as a teacher and writer, who valiantly opposed his own government during the Vietnam War - a stance that left him exiled from his native Vietnam for four decades. Beneath Thich Nhat Hanh's serene demeanor lies a courageous warrior. Martin Luther King Jr. called him "an apostle of peace and nonviolence. It's also what led Martin Luther King Jr. to nominate him for a Nobel Peace Prize in 1967.

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Sister Chan Khong
 (Cao Ngoc Phuong)

Sister Chan Khong (her name means True Emptiness - a celebration of interconnectedness, of interbeing) is well known for protesting repression and violence, often at the risk of her own life. At the age of 21, she joined Buddhist Zen Master Thich Nhat Hanh in founding School for Youth and Social Service (SYSS), which organized medical, educational and agricultural facilities and rebuilt war-torn villages in Vietnam that had been destroyed by the fighting. At one time the SYSS had over 10,000 young peace workers volunteering. She currently lives in Plum Village, France.

sabato 23 aprile 2011

Pace in se stessi, pace nel mondo. I monaci di Thich Nhat Hanh a Pisa.


Thichh Nhat Hanh:

Mangiare in presenza mentale può aiutarci a mantenere la compassione dentro il nostro cuore. Una persona priva di compassione non può essere felice, non può entrare in relazione con gli altri esseri umani e con gli altri esseri viventi. E il mangiare la carne dei nostri propri figli è proprio quello che sta succedendo nel mondo, perché non pratichiamo il mangiare in presenza mentale.
Il Buddha ha parlato del secondo genere di nutrimento che consumiamo ogni giorno: le impressioni sensoriali; quel genere di cibo che assumiamo attraverso gli occhi, le orecchie, la lingua, il corpo e la mente. Quando leggete una rivista, consumate. Quando guardate la televisione, consumate. Quando ascoltate una conversazione, consumate. E queste cose possono essere altamente tossiche. Possono esserci molti veleni, come l' avidità, la violenza, la rabbia, la disperazione. Permettiamo così a noi stessi di farci intossicare da ciò che consumiamo in termini di impressioni sensoriali. Permettiamo ai nostri bambini di farsi intossicare da questi prodotti. Per questo è molto importante guardare profondamente dentro il nostro malessere, dentro la natura del nostro malessere, allo scopo di riconoscere la fonte di nutrimento che abbiamo usato per portarlo dentro di noi e nella nostra società.
Quello che il Buddha ha detto è: "Ciò che è venuto in essere - se sai come guardare profondamente nella sua natura e identificare la sua fonte di nutrimento, allora sei già sulla strada della liberazione." Ciò che è venuto in essere è la nostra malattia, il nostro malessere, la nostra sofferenza, la nostra violenza, la nostra disperazione. E se pratichiamo il guardare in profondità, la meditazione, saremo in grado di identificare la fonte di nutrimento, di cibo, che ha portato tutto questo in noi.
Dunque l'intera nazione deve praticare il guardare in profondità dentro la natura di ciò che consumiamo ogni giorno. Il consumare in presenza mentale non è il solo modo di proteggere la nazione, noi stessi e la società. Dobbiamo anche imparare come consumare in presenza mentale come famiglia, come città, come nazione. Dobbiamo imparare che cosa produrre e che cosa non produrre allo scopo di dare al nostro popolo solo cose che nutrono e che guariscono. Dobbiamo astenerci dal produrre quei generi di cose che portano guerra e disperazione nel nostro corpo, nella nostra coscienza, e nel corpo e nella coscienza collettivi della nostra nazione e società."

Thichh Nhat Hanh - tratto da Abbracciare la rabbia, Conferenza tenuta alla Riverside Church di New York il 25 settembre 2001

sabato 14 agosto 2010

Pensieri di Ferragosto

Tempo di vacanze e di viaggi. Tre anni fa di questi tempi ero in partenza per il Tibet. La prima volta in Asia. Un viaggio incredibile, un mondo meraviglioso pieno di gente meravigliosa. E tanta sofferenza, povertà; un mondo che cammina in modo diverso, più lento, più consapevole, ogni gesto può assumere sigificati profondi. Sta soltanto a noi renderli momenti unici e goderli appieno in un caldo abbraccio. Forse la vita è tutta qui. Vi sembra poco?
Grazie a quel viaggio qualcosa in me è cambiato. Riesco a godermi serenamente un video come questo. I passi lenti di una ragazza in abiti tradizionali in un mondo che si muove veloce e indifferente, tutti uguali. Un monaco nel vento con lo sguardo sereno e concentrato nel compiere gesti quotidiani, le orecchie a sventola di Thay, le montagne che spuntano dalle nuvole, il suono della campana, l'Hima-laya la terra delle nevi, dove la terra tocca il cielo......


A Warm Embrace - The Great Bell Chant (The End of Suffering) from R Smittenaar on Vimeo.




Lhasa, 2007, foto ©Archetto, riproduzione vietata

venerdì 16 aprile 2010

"Confesso che ho vissuto"

La morte ci colpisce sempre ma quando muore un ragazzo giovanissimo ci appare più inspiegabile, provoca rabbia, paura, ansia, costernzaione. E quando a morire è un ragazzo ventenne, che "lascia il segno", come Luca Pesci, la sensazione di dolore è più acuta. Ha scritto molti articoli sulla Nazione, compreso l'ultimo di pochi giorni fa, una specie di addio, di testamento. Il suo distacco è stato sereno, senza paura: «La morte è parte integrante dell’esistenza. Così come la realtà è composta dal bene e dal male, la vita è composta di nascita e morte». Il cancro, il gruppo di amici del mitico taxi fiorentino "Milano25", gli articoli, il buddismo, Firenze. "Una finestra d'intelligenza sulla vita", scrive oggi La Nazione.
Consiglio di rileggere alcuni dei suoi articoli come questo ("Combattere la malattia ed aver paura di vivere") e questo ("Firenze è il mio sogno"). Li trovi tutti qui.
Luca mi dispiace davvero, ma nello stesso tempo ti ammiro perchè so che sei morto in pace con te stesso. Non importo quanto vivi, ma come vivi. Grazie.

"Confesso che ho vissuto"
L'ultimo articolo di Luca
Ironia, libertà, amore: così si trasforma il dolore in sorriso

Firenze - A mio parere la vita non è né bella né brutta: siamo noi che sulla base di circostanze esterne la consideriamo tale e siamo sempre noi ad influenzarla. Anche una situazione spiacevole come quella della malattia può essere vissuta o con la giusta tranquillità o con estremo dolore; determinante è il punto di vista con cui possiamo affrontare una qualsiasi situazione.

La mente è in costante movimento, è frenetica. Non è mai proiettata al presente, sempre ad un ipotetico futuro; l’unico punto di riferimento che possiamo dargli è il vivere giorno dopo giorno. Apparentemente è una soluzione tanto banale quanto complicata. Ma se riusciamo a focalizzare la nostra attenzione sulla semplicità delle cose che ci circondano, il peso di una brutta situazione diventa più leggero. Una serata tra amici, un abbraccio, una risata sono cose apparentemente frivole, ma hanno il dono di rilassarci anche quando obbiettivamente non avremo tutti i motivi per esserlo (ma chi lo dice questo?).

Se noi stiamo bene, abbastanza sani da non essere in un letto d’ospedale, che importanza ha l’avere un tumore? Il tumore mi impedisce di guidare, scherzare, camminare, essere autonomo al cento per cento? No, e allora decidiamo di vivere questo, di vivere come persone sane. «La mente è dimora di se stessa: può fare di un paradiso l’inferno e di un inferno il paradiso». Questa citazione è di Milton e la considero un ottimo riassunto di quanto scritto prima.

Un altro aspetto importante è il saper ridere, il non prendere mai sul serio gli aspetti più drammatici della vita. Anzi, è proprio su questi che dobbiamo sforzarci di trovarne il lato comico: non mi stancherò mai di ripetere che la gente ha paura, ha paura di tutto ciò che fa parte della sofferenza. Diamine, dire che i defunti hanno davvero un’aria riposata, che senza una gamba ho i calzini che durano due settimane è una bestemmia? Ma vogliamo smetterla con questi moralismi ipocriti che ci hanno inculcato?

Non prendersi sul serio fa bene: esorcizzare la paura ci consente di affrontare meglio qualsiasi cosa. Vita, morte e felicità La vita è il nome che diamo a quel lasso di tempo che intercorre tra la nascita e la morte di un individuo. Dare una definizione alla grandezza della vita mi pare piuttosto pretenzioso e nessuno scrittore, filosofo o chicchessia ha, a mio giudizio, saputo spiegarne l’essenza.

L’errore comune di molti uomini di pensiero è stato quello di tralasciare la morte, di vederla come un qualcosa di separato dall’esistenza, quando in realtà ne è parte integrante. Così come la realtà è composta dal bene e dal male, la vita è composta da nascita e morte. Senza la morte non ci porremmo il problema di come vivere: non staremmo neanche a chiederci a cosa dobbiamo dedicare la nostra esistenza e dunque non cercheremmo la felicità. Perché dopotutto quello che vogliamo dalla vita è (essenzialmente) essere felici.

Ma cos’è La felicità? Avere un’auto, una donna, una casa? Anche. Questi sono elementi che arricchiscono la nostra vita e ai quali giustamente dobbiamo ambire, ma, in realtà, una volta ottenuti saremo di nuovo al punto di prima. Una nuova auto sarà cambiata dopo qualche migliaio di chilometri; nel frattempo avremo speso dei soldi per ripararla. Con una casa avremo problemi nel mantenerla bene.... Insomma, una volta ottenuto ciò che tanto desideravamo, ecco che nuovi problemi si affacciano all’orizzonte.
Una felicità che non prescinda da circostanze esterne non è assoluta, perché essendo l’ambiente in continuo mutamento lo saranno anche i nostri desideri una volta esauditi.

Una felicità assoluta si basa sulla piena accettazione di noi stessi. Sentirsi liberi dai nostri limiti e superarli; comprendere il nostro valore. Questi sono gli obiettivi a cui dovremmo mirare.
Un modo per verificare la nostra importanza è vedere quanti legami solidi e profondi sappiamo creare.
E’ naturale che se dedico il mio tempo ad aiutare chi soffre otterrò sicuramente qualcosa di positivo: questo perché qualsiasi cosa nasca dall’amore si manifesterà sempre in modo sincero: non c’è razionalità in tutto questo, solo spontaneità.

Il voler spiegare qualsiasi cosa rappresenta una condanna per questa società. E’ vero che attraverso questa mentalità siamo riusciti ad ottenere importanti risultati nei più svariati campi, ma siamo anche diventati dipendenti dalla scienza (intesa come tutto ciò che può spiegare). La realtà è fatta anche di cose che sono inspiegabili: i sentimenti sono un esempio quotidiano, ma anche a livello scientifico ogni nuova scoperta comporta sempre altre domande.

(Luca Pesci, da La Nazione)

mercoledì 25 novembre 2009

Eccezionale scoperta in una caverna del Mustang: ritrovati antichi capolavori buddisti.

Oggi ho letto di una incredibile scoperta di una spedizione americana del National Geographic tra i picchi himalayani del Mustang. La fantasia vola subito alla legenda del mitico regno di Shangri-La, misteriosamente scomparso in epoca imprecisata, sempre che sia mai esistito. Un po' come il mito di Atlantide. I cinesi , a dire il vero, sono convinti di aver ritrovato le tracce di Shangri-La e stanno creando una sorta di Disneyland in chiave buddista per attirare mandrie di turisti. Secondo me Shangri-La non esiste più, se mai è esistita, come luogo fisico ma era piuttosto un paradiso terrestre, una terra perfetta ed armoniosa, dove la mente umana raggiungeva le vette più alte (ed infatti era collocata sul tetto del mondo) e tutti vivevano felici e contenti. Sarà mai esistito un posto così? Intanto la scoperta del National Geographic ci potrà svelare qualcosa in più, forse.
"Molti esploratori hanno provato a trovare lo scomparso "paradiso perduto" di Shangri-La, descritto nel romanzo "Orizzonte perduto" del 1933: un regno dove le persone vivevano in pace, senza odio, invidia, avidità o ira, producendo cibo e opere d'arte. L'autore, James Hilton, lo aveva collocato all'estremo ovest dell'Himalaya, come volevano i racconti di alcuni gesuiti di ritorno dal Tibet che diedero i natali al romanzo. Ma nessuno ne trovò mai traccia.
Ora, sembra che gli americani possano avercela fatta. La scoperta, divulgata soltanto nei giorni scorsi, risalirebbe addirittura al 2007, anno in cui si svolse la prima spedizione esplorativa del National Geographic condotta dall'esploratore Broughton Coburn e dall'alpinista Pete Athans.
In quell'occasione Coburn e Athans si spinsero nella parte superiore del Mustang, al confine tra Nepal e Tibet: lì hanno individuato delle caverne misteriose il cui ingresso si trovava a decine e decine di metri da terra. L'abilità di Athans e di altri climber che hanno preso parte alla spedizione ha permesso di raggiungere questi anfratti che, davanti agli occhi increduli di tutti, hanno rivelato tesori inestimabili.
Preziosi affreschi, santuari di secoli fa, manoscritti di antiche religioni tra cui la cultura Bon, opere d'arte sulla vita di Bhudda e scheletri di secoli e secoli fa. Tutto questo si trovava nelle grotte, che si stima risalgano a seimila anni fa. E tutto, grazie al clima del luogo, era quasi perfettamente integro.
Il tesoro ha fatto subito pensare a Shangri-La. "Molti studiosi ritengono che il regno di Shambhala sia esistito davvero - ha detto Coburn - e che ne siano rimaste tracce in diverse valli himalayane. Queste caverne nascoste furono create probabilmente quando la loro religione e i loro principi furono minacciati".
Una seconda spedizione di Coburn e Athans, nel 2008, ha permesso di mettere in salvo una parte dei tesori, che ora si trovano nel monastero di Mustang. La loro conservazione, infatti, rischiava comunque di essere messa in pericolo dall'erosione o dai terremoti.
La storia di questi ritrovamenti è oggetto di due documentari dal titolo "Lost Cave Temples of the Himalayas and Secrets of Shangri-La" che sono in onda questo mese sul canale satellitare del National Geographic. Eccone un assaggio."
(Sara Sottocornola sul sito Montagna.tv)

mercoledì 21 ottobre 2009

Ci stiamo mangiando il pianeta

Una serie di studi autorevoli ha definitivamente evidenziato che la carne sarà la nostra rovina: per produrre la carne vengono immessi in atmosfera ogni anno ben 32,6 miliardi di tonnellate di biossido di carbonio, cioè il 51% delle emissioni di gas serra prodotte ogni anno in tutto il pianeta!! WOW !! Questo è il risultato di una ricerca di due scienziati americani Robert Goodland e Jeff Anhang, co-autori di Livestock and Climate Change, uno studio pubblicato sull’ultimo numero dell’autorevole World Watch magazine
Già uno studio della FAO del 2006 (leggi qui: Livestock's long shadow ) aveva destato grande scalpore ma questi ultimi dati sono ancora più catastrofici. Meditiamo. Forse in tutto questo c'è qualcosa che non va. E rileggiamoci quanto ha scritto in proposito il maestro vietnamita Thich Nhat Hanh:

Thây ha raccontato alla rivista Time la storia della coppia che mangiò la carne del proprio figlio – la storia raccontata dal Buddha nel Sutra della Carne del Figlio. Questa coppia, in viaggio con il loro bambino alla ricerca di asilo, si trovò ad attraversare il deserto. Non conoscevano bene le distanze, dunque rimasero senza cibo in mezzo al deserto quand'erano ancora a metà del cammino. I due adulti si resero conto che sarebbero morti tutti e tre, che non avevano alcuna speranza di raggiungere il Paese al di là del deserto, dove avrebbero potuto trovare asilo; alla fine presero la decisione di uccidere il loro bambino. Ogni giorno mangiavano un pezzo della sua carne per avere energia sufficiente per proseguire, portandosi poi in spalla il resto della carne del bambino, perché continuasse a essiccarsi al sole. Ogni volta che finivano di mangiare un boccone della carne del figlio, si guardavano e si chiedevano: ”Dove sarà ora il nostro amato bambino?”. Dopo aver narrato questa tragica storia, il Buddha si rivolse ai monaci e domandò: ”Pensate che questa coppia fosse felice di mangiare la carne del proprio figlio?” “No, Onorato dal mondo. La coppia soffriva, mentre era costretta a nutrirsi della carne del figlio”, risposero i monaci. Il Buddha insegnò: “Cari amici, dobbiamo nutrirci in modo da conservare la compassione nei nostri cuori. Dobbiamo mangiare in consapevolezza, altrimenti ci accadrà di mangiare la carne dei nostri stessi figli.”
L'UNESCO ha denunciato che ogni giorno muoiono circa quarantamila bambini per fame o per carenze nutrizionali. Allo stesso tempo si coltivano enormi quantità di mais e di grano per nutrire il bestiame da allevamento (mucche, maiali, polli, ecc…) o per produrre alcool. Oltre l'80% del mais e il 95% dell'avena prodotti negli Stati Uniti sono cibo per bestiame. Nel mondo il bestiame da allevamento consuma da solo una quantità di cibo equivalente alle calorie necessarie a 8,7 miliardi di persone, più dell'intera popolazione terrestre.
Quando mangiamo carne e beviamo alcool, se lo facciamo in presenza mentale ci rendiamo conto che stiamo mangiando la carne dei nostri stessi figli .
Nel 2005 la FAO, l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura, ha intrapreso una seria inchiesta sui diversi significativi impatti che ha sull'ambiente l'allevamento del bestiame, a livello mondiale. La sua relazione, intitolata La lunga ombra del bestiame da allevamento: Problemi e Opzioni Ambientali, è stata resa pubblica il 29 Novembre 2006. Henning Steinfeld, responsabile del Livestock Information and Policy Branch (organo di informazione sull'allevamento del bestiame) e autore principale della relazione riassuntiva, asserisce quanto segue: “ Il settore dell'allevamento si configura come uno dei due o tre principali e più significativi fattori di inquinamento ambientale ad ogni livello, dal locale al globale. I risultati di questa inchiesta invitano ad intraprendere un'azione politica più efficace nel trattare problemi come il degrado del territorio, i cambiamenti climatici, l'inquinamento dell'aria, la scarsità e l'inquinamento delle acque e la perdita delle biodiversità. L'implicazione dell'allevamento del bestiame nei problemi ambientali è massiccia ed egualmente ampio è il potenziale contributo che può dare alla loro soluzione. L'impatto è così rilevante che dovrebbe essere affrontato con urgenza.” (pagina XX) 1 .
Degrado dei suoli. Attualmente l'allevamento del bestiame impegna il 70% di tutto il terreno coltivabile e il 30% dell'intera superficie del pianeta. Le foreste vengono disboscate per creare nuovi pascoli, il che costituisce un ulteriore spinta alla deforestazione. Per esempio, in America Latina, circa il 70% delle aree disboscate della Foresta Amazzonica è stato riconvertito in pascoli. (pagina XXI) 1 . Da queste cifre possiamo renderci conto come la produzione di bestiame abbia distrutto centinaia di migliaia di ettari di foresta in tutto il mondo per coltivare cereali e creare pascoli per animali da allevamento. Per giunta, quando si distruggono le foreste, enormi quantità di anidride carbonica conservata negli alberi vengono rilasciate nell'atmosfera.
Cambiamenti climatici. La produzione di bestiame da allevamento ha un grave impatto sull'atmosfera e il clima. E' responsabile del “18% delle emissioni dei gas che causano l'effetto serra misurate in anidride carbonica relativa, percentuale più alta di quello prodotto dai mezzi di trasporto”. Questo significa che allevare animali da macello produce più gas serra di tutte le automobili e i camion del mondo messi insieme. Il settore dell'allevamento è responsabile del 9% delle emissioni di anidride carbonica e del 37% del metano di origine antropica (ossia legate alle attività umane), la maggior parte derivante dalla fermentazione intestinale che avviene nei ruminanti. Si tratta di una quantità enorme, perché ogni metro cubo di metano è in grado di intrappolare calore nell'atmosfera 23 volte di più dell'anidride carbonica (ossia il potenziale di riscaldamento globale (GWP) del metano è 23 volte maggiore di quello dell'anidride carbonica). La produzione industriale di carne, uova, latticini è anche responsabile del 65% delle emissioni di protossido di azoto di origine antropica, per la maggior parte derivante dal letame. Come gas responsabile del riscaldamento globale, il protossido di azoto è circa 300 volte più potente, dell'anidride carbonica (ha 296 volte il GWP dell'anidride carbonica). E' altresì responsabile di circa i due terzi (64%) delle emissioni di ammoniaca di origine antropica che contribuiscono notevolmente alle piogge acide e all'acidificazione dell'ecosistema (pagina XXI) 1 .
Scarsità e inquinamento delle acque. Più della metà dell'acqua consumata negli Stati Uniti è usata per allevare animali da macello. Occorrono in media 20.815 litri d'acqua per produrre un chilo di carne. Allo stesso tempo servono solo 208 di acqua per produrre un chilo di grano. L'allevamento del bestiame negli Stati Uniti produce un'enorme quantità di escrementi animali, 130 volte più degli escrementi umani; ogni secondo gli animali emettono oltre 39 tonnellate di escrementi. ”La maggior parte dell'acqua impiegata per dissetare e accudire gli animali torna nell'ambiente sotto forma di letame e di acque di scarico. Le feci del bestiame contengono una considerevole quantità di sostanze nutritive [azoto, fosforo, potassio], residui di medicinali, metalli pesanti e agenti patogeni” (pag. 136) 1 . Questi rifiuti vanno a finire nei ruscelli e nei fiumi, inquinando le sorgenti e causando malattie che infettano tutte le specie.
Proprio come ci ha ammonito il Buddha, stiamo mangiando la carne di nostri figli e dei nostri nipoti. Stiamo mangiando la carne delle nostre madri e dei nostri padri. Stiamo mangiando il nostro pianeta Terra. Il Sutra della carne del figlio dovrebbe essere messo a disposizione di tutti per la lettura e per la pratica.
La raccomandazione delle Nazioni Unite è chiara: “ L'impatto ambientale per unità di produzione di bestiame deve essere ridotto della metà anche solo per scongiurare un aumento del livello di nocività oltre l'attuale.” (pagina XX) 2 . Dobbiamo ridurre almeno del 50% la produzione industriale di carne e dobbiamo consumarne il 50% in meno. Le Nazioni Unite riportano inoltre che anche riducendo del 50% l'allevamento del bestiame dovremo comunque impiegare nuove tecnologie, per far sì che il resto del settore crei meno inquinamento, ad esempio selezionando diete alimentari per gli animali che riducano la fermentazione intestinale e le conseguenti emissioni di metano, ecc. Misure urgenti devono essere intraprese a livello sia collettivo che individuale. In qualità di famiglia spirituale e di famiglia umana, noi tutti possiamo evitare il riscaldamento globale con la pratica di mangiare in consapevolezza. Diventare vegetariani può essere la via più efficace per combattere il riscaldamento globale..... Con amore e fiducia,
Thây

venerdì 21 agosto 2009

I 14 precetti di Thich Nhath Hanh

Il grande Maestro Thich Nhath Hanh , poeta e costruttore di pace, è oggi insieme al Dalai Lama una delle figure più rappresentative del Buddhismo nel mondo. Thich Nhath Hanh, affettuosamente chiamato Thay, è un grande maestro zen vietnamita che ha scritto questi 14 precetti . A me piacciono molto. Difficile seguirli ma vale la pena tentare. Se volete saperne di più clicca qui. E se vuoi leggere e mettere in pratica il Trattato di Pace con la Terra clicca qui.

1. Non adorerò ciecamente e non mi vincolerò a nessuna dottrina, credenza o ideologia, compreso il buddismo. Considero ogni sistema di pensiero una guida lungo la via, e non ritengo nessuno di essi la verità assoluta.

2. Non penserò che la conoscenza che attualmente possiedo sia la verità assoluta e immutabile. Eviterò di avere una mente ristretta, limitata alle mie opinioni attuali. Praticherò il non attaccamento alle credenze per rimanere aperto al punto di vista degli altri. La verità si trova nella vita, non nelle nozioni intellettuali. Mi manterrò sempre disponibile a imparare dalla vita, osservando costantemente la realtà in me stesso e nel mondo.

3. Non costringerò con alcun mezzo altre persone, compresi i bambini, ad adottare le mie credenze, ne' con l'autorità', ne' con la minaccia, il denaro, la propaganda e nemmeno con l'educazione. Invece, attraverso il dialogo compassionevole, aiuterò gli altri ad abbandonare il fanatismo e la chiusura mentale.

4. Non eviterò il contatto con la sofferenza, non chiuderò gli occhi davanti al dolore. Non perderò mai la consapevolezza stare vicino a tutti quelli che soffrono, con ogni mezzo: contatti personali, visite, immagini, suoni. Così risveglierò me stesso e gli altri alla realtà della sofferenza nel mondo.

5. Non accumulerò ricchezza mentre milioni di persone soffrono la fame. Non porrò come scopo della mia vita la fama, il profitto, le ricchezze o il piacere dei sensi. Vivrò in modo semplice, condividendo il mio tempo, la mia energia e le mie risorse materiali con coloro che ne hanno davvero bisogno.

6. Non alimenterò rabbia e odio. Non appena rabbia e odio insorgeranno, praticherò la meditazione sulla compassione allo scopo di comprendere profondamente la persona che ne è stata occasione. Mi eserciterò a guardare gli altri esseri con gli occhi della compassione.

7. Non mi disperderò nella distrazione e nei molteplici stimoli esterni. Praticherò l'attenzione cosciente al respiro allo scopo di ricomporre la mente, di sviluppare la consapevolezza, la concentrazione e la comprensione.

8. Non proferirò parole che possano creare discordia e causare fratture nella comunità. Farò tutto il possibile per riconciliare e risolvere i conflitti, anche il più piccolo.

9. Non dirò parole non veritiere per interesse personale ne' per impressionare gli altri. Non proferirò parole che causino divisione e odio. Non diffonderò notizie di cui non ho io stesso certezza. Non criticherò e non condannerò fatti non accertati. Parlerò sempre in modo veritiero e costruttivo. Avrò il coraggio di pronunciarmi apertamente in tutti i casi di ingiustizia, anche quando ciò possa minacciare la mia sicurezza personale.

10. Non userò la comunità per mio personale vantaggio o profitto, e non cercherò di trasformarla in un partito politico. In quanto membro di una comunità religiosa, prenderò comunque una ferma posizione contro l'oppressione e l'ingiustizia, e mi sforzerò di cambiare la situazione senza cadere in conflitti di parte.

11. Non eserciterò una professione dannosa agli uomini o alla natura. Non investirò denaro in attività economiche che privino altri esseri delle risorse vitali. Sceglierò un lavoro in armonia con la realizzazione del mio ideale di compassione.

12. Non ucciderò e non permetterò ad altri di uccidere. Mi adoprerò con ogni mezzo per proteggere la vita e prevenire la guerra.

13. Non mi approprierò quello che di diritto appartiene agli altri. Rispetterò la proprietà altrui, ma mi batterò perché nessuno si arricchisca provocando sofferenza agli uomini e agli esseri viventi.

14. Non maltratterò il mio corpo, ma lo tratterò con rispetto, senza considerarlo un semplice strumento. Conserverò le energie vitali (del sesso, del respiro e dello spirito) per la realizzazione della via. Mi asterrò dalla sessualità disgiunta dall'amore e dal reciproco impegno. Considererò i rapporti sessuali in relazione alla sofferenza che potrebbero provocare. Rispetterò la libertà e gli impegni assunti dagli altri, per preservarne la felicità. Sarò pienamente consapevole della responsabilità di mettere al mondo nuove vite, e mediterò sul mondo in cui intendo far nascere nuovi esseri.

martedì 28 luglio 2009

Terzani 5 anni dopo

Il 28 luglio del 2004 moriva Tiziano Terzani, un autore che ho amato tantissimo. L'avevo conosciuto da pochi anni con il libro "Lettere contro la guerra" e mi aveva subito colpito il suo vedere la vita da un altro punto di vista. Finalmente una voce fuori dal coro, una voce profonda, attenta, intelligente. Un personaggio che ha viaggiato e visto un gran bel mondo, che ha visto morte, guerra, miseria, distruzione e che, forse per questo, è andato a cercare delle spiegazioni, dei significati a questa vita. Anche se profondamente fiorentino ha sempre vissuto in oriente facendosi influenzare da quella cultura. "Un altro giro di giostra" lo ha fatto conoscere al grande pubblico e scalare le classifiche. Poco prima di morire è stato intervistato da Controradio (che ora gli dedica uno speciale che trovi qui) ed il ricordo di quella trasmissione è sempre stato molto vivo in me. Esprimeva concetti semplici ma profondi proprio com'è nella cultura orientale. Sicuramente la sua lettura ha attivato la curiosità verso quel mondo ed ha contributo nella decisione di intraprendere il viaggio in Tibet e Nepal di due anni fa.

Meraviglioso il silenzio. Eppure noi moderni, forse perchè lo identifichiamo con la morte, lo evitiamo, ne abbiamo quasi paura. Abbiamo perso l'abitudine a stare zitti, a stare soli.... Senza silenzio non c'è parola.Non c'è musica. Senza silenzio non si sente. Solo nel silenzio è possibile tornare in sintonia con noi stessi, ritrovare il legame tra il nostro corpo e tutto-quello-che-ci-sta-dietro. (Terzani, Un altro giro di giostra)

lunedì 5 gennaio 2009

Aiutare Pomaia

La notte del 26 dicembre un grande incendio ha distrutto la sala grande di meditazione del monastero buddista di Pomaia che è considerato uno tra i più importanti in Europa. Nell'incendio sono andate distrutte numerose statue, un migliaio di testi rari di grande valore, una quarantina di tanke, cioè i dipinti della storie del Buddha, tra cui una risalente al 1800. Il danno economico è di oltre un milione di euro. Quello spirituale e culturale incalcolabile.
" Trovandoci in un Paese dove esiste la libertà di culto, possiamo sperare nell'aiuto del Governo e delle altre associazioni religiose, costituendo quindi un elemento di unione delle forze positive." (parole di Dagri Rinpoce, dal sito Bodhidharma).
Questo è il sito del Monastero di Pomaia
Per chi volesse aiutare i monaci può inviare un bonifico utilizzando questo conto corrente bancario:
Istituto Lama Tzong Khapa
Cassa di risparmio di Lucca Pisa Livorno
Filiale di Rosignano Marittimo
tel 0586/799230 - fax 0586/760995
c/c ILTK n.48
Coord. IBAN: IT21-A-06200-25100-000000000048
causale: “gompa”

mercoledì 19 novembre 2008

La mente va in mille direzioni...

La mente va in mille direzioni,
ed io cammino in pace su questo splendido sentiero.
Ad ogni passo soffia un vento fresco,
ad ogni passo sboccia un fiore
(Thich Nhat Hanh)

(Alba a Monte Senario - @Archetto, riproduzione vietata)