Agorà era, nella polis greca, la piazza in cui i cittadini si riunivano per discutere e dibattere dei problemi della comunità e decidere cosa fare. Non sono così presuntuoso. Ma sarei contento di riuscire a parlare, ragionare, discutere con altri navigatori. Contento di porre domande e dare risposte.
Ho scritto spesso riguardo a Tiziano Terzani che considero senz'altro uno dei miei maestri spirituali. Terzani mi ha fatto capire che la ricerca del benessere, della felicità, le risposte sui perchè della vita, la pace e la serenità possono partire soltanto da dentro di noi. Giravo intorno a questo pensiero più o meno da sempre ma la semplicità e chiarezza del suo messaggio (messaggio veicolato dai libri e dal suo stesso percorso di vita) ha reso tutto molto chiaro. Le grandi "verità" sono quelle più semplici, quelle che abbiamo davanti agli occhi tutti i giorni. Il problema è che spesso non riusciamo a vederle.
Sono grato a Terzani ed a tutti i maestri che ho avuto e che avrò.
(Terzani parla del suo libro Un indovino mi disse)
(dalla newsletter Govinda del sito ufficiale di Terzani)
Forse un sogno diventerà realtà. Forse...
Di cosa parlo? Del film che il regista che già
lavorò ad Anam, l'ultima intervista a Tiziano Terzani, sta tentando di produrre.
Nessuna casa di produzione, né Rai e Mediaset: nessuno in Italia vuole sostenere
il progetto. Solo all'estero, tra Svizzera e Germania, alcuni finanziatori hanno
dato disponibilità di circa un milione di euro. Però non bastano... Ne servono,
in totale, 1,5 milioni. Quindi che si fa? Tutti voi, tutti noi, diventeremo produttori, con cifre a partire da 10€ a... quello che
potrete.
Tutti insieme
ce la possiamo fare. Chi volesse organizzare un evento, per raccogliere fondi,
può scrivere una mail all' indirizzo info@unindovinocidisse.it chiedendo
informazioni oppure andare sul sito Un indovino ci disse - il film. "La rivoluzione arriverà e comincerà con una poesia"
Aggiungo alcune interviste di personaggi illustri che parlano di Terzani e del progetto di film: Cecilia Strada (Emergency), Silver (creatore di Lupo Alberto), Paola Maugeri (musicista e dj), Ettore Mo (Corriere del Sera), Raffaele Palumbo (Controradio), Franz Di Cioccio (PFM)
Un nuovo piccolo grande evento
allo Studio A di Firenze organizzato dall'architetto Fabio Ramelli (www.fabioramelli.it).
Il tema della serata è il
singolare percorso “alla rovescia” di quattro blogger fiorentini che hanno
trasformato e coronato la passione per il web, internet e la cultura del 2.0
arrivando ad uscire con altrettanti libri. Quasi un percorso alla rovescia
nell’epoca degli e-book, dove sembra che per essere cool è indispensabile creare una app ed usare il tablet.
Il vecchio caro libro
continua invece ad avere un fascino tutto suo e sta dimostrando una strenua
resistenza.
Quindi le domande che si
pongono sono proprio queste: qual è il futuro della carta stampata, quali sono
le differenze tra lo scrivere un post invece di affrontare un’opera complessa
come un libro? Il pubblico è lo stesso oppure media diversi raggiungono persone
diverse?
Ecco così che Elena
Farinelli, Giulia Scarpaleggia, Andrea Gori e Filippo Giovanelli si
confronteranno su questo tema. Quattro libri freschi di stampa che sono nati
sul web e grazie al successo dei blog dei loro autori. Tra l’altro tutti e
quattro sono toscani doc che hanno fatto di Firenze e la Toscana l’humus da cui
trarre ispirazione, un amore incondizionato che si riflette anche nei titoli
dei libri.
Una serata un po’ diversa
dalle solite dello Studio A ma sicuramente molto interessante sotto tutti gli
aspetti. Uno studio di architettura si trasforma ancora una volta e mette a
disposizione le attrezzature e l’Adsl per consentire una serata interattiva con
la rete, con post e commenti in diretta ed assaggi preziosi della creatività
degli autori.
Durante le presentazioni
dei 4 libri ci sarà la possibilità di partecipare ad alcune degustazioni (fino
a esaurimento): si potrà bere lo Champagne Louis Roederer Brut Première con
Andrea Gori, si potranno assaggiare i cioccolatini di Andrea Bianchini, le mozzarelline del Caseificio Lucano di Firenze e si potrà assaggiare una specialità a sorpresacucinata da Juls' Kitchen appositamente
per l'evento.
Elena
Farinelli,
fiorentina autrice del famoso blog “Io amo Firenze” che in oltre sei anni di
vita ha visto pubblicati 3624
post, 23301 commenti, 2000 visitatori al giorno, e che si è affermato come uno dei
più interessanti e seguiti urban blog di Firenze.Non un semplice diario delle sue serate fuori fra
ristoranti, mostre e aperitivi, ma un modo per far conoscere i lati più belli e
sconosciuti di una città assediata dai turisti. Curiosa, ama scoprire posti
nuovi e osservare con spirito critico e attenta partecipazione ciò che avviene
a Firenze. "Elena
Farinelli -sottolinea Matteo Renzi nell’introduzione al libro - è una donna
appassionata che ama Firenze. In una città che spesso guarda troppo al passato
è un esempio di quanto si può fare grazie alle nuove tecnologie, con passione e
un po’ di spirito di intraprendenza". Renzi sottolinea la passione di
Elena per la sua città, "un amore che molti di noi fiorentini condividono
e che spesso colpisce chi viene da fuori, che non conosce la forza
dell’identificazione nella nostra splendida città del giglio che ci
contraddistingue.”
Giulia Scarpaleggia, 30 anni, foodblogger e foodwriter a tempo pieno, ha
trasformato la sua passione per la cucina in un lavoro. Il suo blog, “Juls’
kitchen”, è uno
tra i più seguiti in rete con migliaia di accessi giornalieri. “I love Toscana”, il titolo del libro fresco di stampa, è un
ricettario che è anche una guida alla Toscana più nascosta ed
autentica e insieme uno splendido libro
fotografico illustrato da foto e descrizioni di paesaggi e di prodotti tipici,
evocative ed emozionanti. Oltre 100 ricette, tramandate dalle nonne e
gelosamente conservate, raccontate dalla giovane ma già affermata autrice con
un linguaggio immediato. Un viaggio arricchito dal contributo fotografico di
Ellen Silverman, celebre fotografa del fortunato libro di Gwyneth Paltrow, e da
una prefazione di Tessa Kiros, food writer di fama internazionale.
Andrea Gori, sommelier, oste, giornalista, scrittore,
organizzatore di eventi e blogger. Laureato Biologo, scopre molto prima la
tecnologia e l’informatica e solo da “grande” il vino, quando entra a lavorare
nella trattoria di famiglia.
Coniugare le due passioni diventa naturale e nasce il “sommelier informatico”
ovvero la comunicazione del vino ai tempo di oggi usando e sperimentando ogni
nuovo mezzo di diffusione. Dapprima i video autoprodotti su YouTube
(più di un milione di visualizzazioni, il canale più visto del vino in Italia
con oltre 2000 video di degustazioni) poi la nascita del blog Vino da Burde poi
Dissapore e Intravino, i due siti che
hanno rivoluzionato il modo di parlare di vino e cibo sulla rete. Campione
Toscano sommelier nel 2006 e ViceCampione Europeo nel 2008 quest’anno è Ambassadeur
de Champagne per l’Italia. Freschissimo di stampa e presto in commercio il
libro sullo Champagne ovvero “Manuale di Conversazione sullo Champagne, come
fingersi esperti intenditori”.
Filippo
Giovannelli nasce in Casentino nel 1966. Arriva a Firenze nel 1990 e vive da subito
la storia della città entrando a far parte della grande famiglia del Calcio
Storico Fiorentino prendendo parte alle attività del gruppo dei Bandierai degli
Uffizi. Divulgatore, Blogger e Addetto Stampa, collabora con testate
giornalistiche locali curando alcune rubriche, fonda nel 2007 il Blog
"Firenze Curiosità" dove ad oggi sono fruibili oltre 650 post sulla
città e sui cittadini di Firenze. E' direttore della Collana Editoriale
"Raccontiamo Firenze" di cui fa parte il suo libro “Dettagli
fiorentini”. Nel libro si trovano le emozioni della scoperta di alcuni
particolari sulla grandezza di Firenze e dei Fiorentini, dalla nascita di
Firenze ai più recenti scrittori, sul loro modo di divertirsi, di beffarsi
degli altri e di come, a volte, sono stati beffati.
PLEASE CALL ME BY MY TRUE NAMES) di Thich Nhat Hanh "Non dire che me ne andrò domani - oggi sono appena arrivato.
Guarda a fondo: attimo dopo attimo, io arrivo per essere gemma su un ramo, in primavera, per essere un uccellino, con ali ancora deboli: sto imparando a cantare, nel mio nuovo nido; per essere un bruco nel cuore di un fiore, la pietra preziosa che si cela in un sasso.
Io arrivo di continuo, per ridere e per piangere, per la paura e per la speranza. Il ritmo del mio cuore è nascita e morte di tutto ciò che vive.
Sono l'insetto in metamorfosi sul pelo dell'acqua del fiume. Sono l'uccello che scende in picchiata e mangia l'insetto. Sono la rana che nuota allegra nell'acqua chiara dello stagno. E sono il serpente silenzioso che fa della rana il suo pasto. Sono il bambino in Uganda, tutto pelle e ossa, le gambe sottili come canne di bambù. E sono il mercante di armi che vende ordigni di morte all'Uganda. Sono la dodicenne fuggiasca su una piccola barca, che si getta nell'oceano dopo che un pirata l'ha violata. E anche il pirata, il cuore ancora incapace di comprendere e di amare. Sono il membro del Politburo con enorme potere nelle mani. E sono l'uomo costretto a pagare Il debito di sangue al suo popolo, morendo a poco a poco in un campo di lavoro forzato. La mia gioia è come la primavera, calda da far aprire i fiori su tutta la Terra. Il mio dolore è come un fiume di lacrime, vasto da riempire i quattro oceani.
Per favore chiamatemi con i miei veri nomi, cosi che possa sentire tutti i miei pianti e le mie risa insieme, che io possa vedere che la mia gioia e il mio dolore sono una cosa sola.
Per favore chiamatemi con i miei veri nomi, cosi che possa risvegliarmi, e lasciare sempre aperte le porte del mio cuore: le porte della compassione. "
---------------------------------------------- Thich Nhat Hanh, monaco zen vietnamita, poeta e costruttore di pace, è oggi insieme al Dalai Lama una delle figure più rappresentative del Buddhismo nel mondo. Nato in Vietnam centrale nel 1926, ordinato monaco all’età di 16 anni, ha operato fin dalla sua giovinezza affinché il buddhismo portasse pace, riconciliazione e fratellanza nella società. Nel 1964, durante la guerra in Vietnam, ha dato vita a uno dei movimenti di resistenza nonviolenta più significativi del secolo, i Piccoli Corpi di Pace: gruppi di laici e monaci che si recavano nelle campagne per creare scuole, ospedali e per ricostruire i villaggi bombardati, subendo attacchi da entrambi i contendenti, che li ritenevano alleati del proprio nemico. Nel 1967, mentre si trovava negli Stati Uniti, è stato candidato al Nobel per la pace da Martin Luther King, che dopo averlo incontrato ha preso posizione pubblicamente contro la guerra in Vietnam. Due anni dopo, già costretto all’esilio, ha dato vita alla Delegazione di Pace Buddhista, che ha partecipato alle trattative di pace di Parigi. Dopo la firma degli accordi gli è stato rifiutato il permesso di rientrare nel suo Paese. Si è stabilito in Francia, dove nel 1982 ha fondato Plum Village, comunità di monaci e laici nei pressi di Bordeaux, nella quale tuttora vive e insegna l'arte di vivere in consapevolezza. Ai suoi ritiri partecipano ogni anno migliaia di persone, provenienti da ogni parte del mondo. Solo nel gennaio del 2005, dopo 39 anni di esilio, su invito ufficiale del governo vietnamita ha potuto far ritorno per tre mesi in Vietnam, accompagnato da un folto gruppo di monaci e laici, per un viaggio di riconciliazione e insegnamenti. I suoi numerosi libri sono stati tradotti in molte lingue. Le edizioni italiane sono pubblicate da Ubaldini, Mondadori e Neri Pozza. (dal sito Essere Pace)
All'interno della Bob Dylan's Week un allestimento/performance allo Studio A di Firenze incentrato sulla beat generation ed il grande cantautore americano. L'allestimento ha completamente trasformato lo spazio, sorprendendo chi entrava, cambiando colori e forma a seconda del vento e del calar del sole. Le canzoni di Francesco e le poesie di Vincenzo hanno reso la serata magica. Ed alla fine tutto è stato distrutto, con grande gioia, da una piccola fata.
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Performance poetica di Vincenzo Lauria
Canzoni e parole di Francesco Casini
Allestimento a cura di Fabio Ramelli e Filippo Basetti
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E quante volte deve un uomo guardare in alto
prima di poter vedere il cielo?
E quanti orecchi deve avere un uomo
prima di poter sentire gli altri che piangono?
E quante morti ci vorranno prima che lui sappia
che troppi sono morti?
La risposta, amico mio, soffia nel vento,
la risposta soffia nel vento.
"L'arte, quella vera, quella che viene dall'anima, è così importante nella nostra vita. L'arte ci consola, ci solleva, l'arte ci orienta. L'arte ci cura. Noi non siamo solo quello che mangiamo e l'aria che respiriamo. Siamo anche le storie che abbiamo sentito, le favole con cui ci hanno addormentato da bambini, i libri che abbiamo letto, la musica che abbiamo ascoltato e le emozioni che un quadro, una statua, una poesia ci hanno dato." (Tiziano Terzani dal libro "La fine è il mio inizio")
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Mercoledì 2 novembre è stata presentata una nuova iniziativa editoriale della Mondadori incentrata su Tiziano terzano. Nel salone del Cinquecento in Palazzo Vecchio a Firenze, alla presenza del sindaco Matteo Renzi e di Angela Terzani Staude si è svolta la presentazione dei Meridiani Mondadori, due volumi che raccolgono le opere del giornalista e scrittore Tiziano Terzani. Il primo volume presenta tutte le opere di Terzani da lui pubblicati in italia, dal 1966 al 1992. L'opera si apre con una carrellata di articoli apparsi fra il 1966 e il 1970 su l'"astrolabio", prima che il giornalismo diventasse per Terzani professione e missione. Ai due libri sul Vietnam, "Pelle di leopardo" e "Diario vietnamita di un corrispondente di guerra 1972 - 1973" (1973) e "Giai Phong! La liberazione di Saigon" (1976), seguono "La porta proibita" (1985), pubblicato contemporaneamente anche negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, dove parla del suo lungo soggiorno in Cina, conclusosi con l'arresto per "attività controrivoluzionaria" e l'espulsione, e "Buona notte signor Lenin", importante testimonianza del crollo dell'impero sovietico, un libro che fu selezionato per il Thomas Cook Award, il premio inglese per la letteratura di viaggio. Il secondo volume si compone di quattro testi tra i quali "Un indovino mi disse" che è forse il suo libro più “popolare” ed “esistenziale”, uno dei libri più belli che ho letto, forse quello più "popolare" ed "esistenziale", quello in cui il cronista vigile e attento sceglie di dare ascolto a una profezia e la trasforma in un'occasione per guardare il mondo da un'altra prospettiva. In "Asia" (1998), una ricchissima raccolta di articoli che da metà anni '80 a metà anni '90 abbracciano la storia di un continente raccontata con la voce "orientale", esente da ogni stereotipo, del grande reporter. "Lettere contro la guerra" (2002), la prima tappa del suo "pellegrinaggio di pace": dopo l'11 settembre 2001, Terzani ha infatti ritenuto di non poter più tacere di fronte alla barbarie, all'intolleranza, all'ipocrisia, e ha affermato con forza che "la non-violenza è l'unica chance che l'umanità ha". Infine "Un altro giro di giostra" (2004), ancora un viaggio, ma questa volta interiore, spirituale: quello alla ricerca di una cura per un "male incurabile", che per l'ennesima e ultima volta diventa per Terzani occasione di riflessione sull'esistenza.
Riporto un bell'articolo che ho letto sul sito Sapere
"Vivo ora, qui, con la sensazione che l'universo è straordinario, che niente ci succede per caso e che la vita è una continua scoperta". Parole limpide e dirette: è quasi un lascito quello che Tiziano Terzani regala ai suoi lettori con ‘Un altro giro di giostra’, ultimo romanzo pubblicato dall’autore quando era ancora in vita. Il 28 Luglio del 2004 Tiziano Terzani lascia un immenso vuoto letterario, giornalistico e soprattutto umano: a spegnersi è una voce fuori dal coro, ma universalmente condivisa e apprezzata. Quella di Terzani è stata una vita intensamente vissuta, la cui testimonianza si ritrova nei molti i pensieri, reportage e romanzi con i quali il lettore può introdursi, in punta di piedi, nel mondo dello scrittore. Gli occhi di Tiziano Terzani hanno permesso a molti di conoscere mondi e culture lontane quando ancora nessuno ne parlava: la Cambogia dopo l'intervento vietnamita o la presa di potere da parte dei comunisti a Saigon, per esempio. Ma il talento di Terzani non era solo volto alla descrizione del reale e dei fatti: gli innumerevoli viaggi e i prolungati soggiorni in oriente hanno permesso all'autore fiorentino di far confluire le proprie esperienze in numerosi romanzi, poi letti in tutto il mondo. Figlio di un meccanico comunista e una giovane e cattolica tedesca, Tiziano Terzani nasce nel 1938 nel quartiere fiorentino di Monticelli. E sarà proprio tra le mura della sua casa che lo scrittore e giornalista impara quel senso di tolleranza che poi contraddistinguerà la sua intera esistenza. Un'infanzia modesta durante la quale il giovane Terzani spicca per la predisposizione allo studio che lo porterà a frequentare il liceo classico prima e l'università poi, dove si laureò in Giurisprudenza. La carriera giornalistica fu favorita da una borsa di studio della Columbia University di New York (1969), con la quale Terzani poté dedicarsi allo studio della cultura e della lingua cinese. Fu questo il motore propulsore dei suoi primi viaggi e lunghi soggiorni all'estero. Il 1971 è un anno molto importante per il giornalista: dopo la nascita della figlia Saskia, Terzani e famiglia si trasferirono a Singapore. Un'esperienza alla quale si aggiungeranno i successivi periodi di residenza a Pechino, Tokyo, Hong Kong, Bangkok e Nuova Dehli. Terzani osservava e scriveva: diventando un profondo conoscitore della cultura orientale, fece confluire il tutto non sono negli articoli e reportage giornalistici, ma anche in libri e romanzi che hanno appassionato milioni di lettori. Una vita passata a osservare, incamerare e scrivere, anche nel momento della malattia. Colpito da un tumore, Terzani non rinuncia al viaggio e alla conoscenza: sospeso tra la moderna medicina occidentale e quella alternativa orientale, durante il corso della malattia il viaggio di Tiziano Terzani è anche interiore, alla ricerca dell'accettazione serena della morte. In “Un'altro giorno di giostra”, infatti, scrive: «Viaggiare era sempre stato per me un modo di vivere e ora avevo preso la malattia come un altro viaggio: un viaggio involontario, non previsto, per il quale non avevo carte geografiche, per il quale non mi ero in alcun modo preparato, ma che di tutti i viaggi fatti fino ad allora era il più impegnativo, il più intenso.» Un viaggio che noi tutti possiamo ripercorrere grazie alle innumerevoli pagine che Tiziano Terzani ci ha lasciato a testimonianza di una vita piena e intensa.
ALL'IMPROVVISO DANTE - 100 CANTI PER FIRENZE SABATO 21 MAGGIO PIAZZA SANTA CROCE dalle 15.30
Il desiderio è di trasformare all'improvviso un passante in spettatore. A conclusione di un percorso di formazione in cui si alternano laboratori con il direttore artistico Franco Palmieri, incontri con professori e lectio magistralis, nel centro storico di Firenze, mille persone di ogni età si incontrano in un pomeriggio per leggere e condividere la straordinaria bellezza della poesia dantesca con la lettura integrale della Divina Commedia. Un'esperienza sorprendente che rende contemporaneo l'inesauribile valore della Commedia, una grande performance corale che all'improvviso trasforma ogni passante in uno spettatore.
Finalmente esce in Italia il film tratto dal libro di Tiziano Terzani "La fine è il mio inizio", il grande e commovente testamento spirituale di una grande uomo. Una riflessione sulle grandi domande che la vita ci pone, un dialogo fitto tra un padre e un figlio, la Storia che scorre affascinante e drammatica nelle parole e con gli occhi di Terzani. Un piccolo libro che ha avuto un grande successo. L'appuntamento è per stasera a Firenze al cinema Odeon. Dal 1° aprile in tutte le sale.
La fine è il mio inizio, diretto da Jo Baier, è la trasposizione cinematografica del libro omonimo, pubblicanto postumo, del giornalista e scrittore Tiziano Terzani. Il film, scritto a quattro mani dal figlio Folco Terzani e dal produttore Ulrich Limmer, è interamente girato in Toscana e interpretato da due grandissimi attori come Bruno Ganz ed Elio Germano.
« Allora, questa è la fine, ma è anche l'inizio di una storia che è la mia vita e di cui mi piacerebbe ancora parlare con te per vedere insieme se, tutto sommato c'è un senso. » (Tiziano Terzani, La fine è il mio inizio)
SINOSSI Quando Tiziano Terzani si rende conto di essere giunto alla fine del proprio percorso, decide di raccontare a suo figlio Folco, che ha 35 anni, la storia della sua vita, le sue esperienze spirituali e come si stia preparando ad affrontare la morte.
24 MARZO, FIRENZE, CINEMA ODEON BIGLIETTI: Intero 7,50€ Biglietti in prevendita alla cassa del cinema
Il potere di internet!! Sicuramente è un mezzo che consente di far "correre" le notizie molto velocemente. Ed è alla portata di tutti. Come ha scoperto un ragazzo ventunenne di Empoli, Alberto. Qualche giorno fa ha lanciato una iniziativa singolare: regalare un libro ad uno sconosciuto perchè oltre, al fatto che non leggere è "indice di scarsa cultura, la scarsa cultura è indice di arretratezza….E ciò non fa che renderci le solite stupide capre che eleggono capre un pelo più furbe». E quindi il 26 marzo 2010 ognuno di voi avrà in mano un libro, una storia che considera bella, dei personaggi che ha amato. Avrà ciò in mano, nella propria borsa o dove volete" scrive Alberto nel suo blog. "Il 26 marzo 2010 voi prenderete questo libro e lo regalerete ad una persona a cui non avete mai parlato. Sì, proprio uno di quelli che vedete tutti i giorni. Alzerete il vostro culo, schiarirete la vostra voce e metterete qualsivoglia infondata vergogna da un’altra parte. Prenderete quest’infuso di rivoluzione e lo donerete ad un vostro compagno. Lo guarderete negli occhi e sorriderete." Perchè regalare un libro ad uno sconosciuto in treno potrà anche essere granchè, ma regalare migliaia di libri a migliaia di sconosciuti potrebbe fare una differenza. Perché «saltare da soli è innocuo, ma farlo assieme a milioni di persone può far tremare la terra». Semplice vero? Rivoluzionario? Intanto il gruppo su Facebook (clicca qui) ha superato le 100.000 iscrizioni in pochi giorni. Pazzesco. Sono apparsi articoli su Corriere della Sera, La Stampa e Repubblica e l'adesione del Comune di Empoli e non è finita, il 26 marzo è ancora molto lontano.
Oggi ho letto di una incredibile scoperta di una spedizione americana del National Geographic tra i picchi himalayani del Mustang. La fantasia vola subito alla legenda del mitico regno di Shangri-La, misteriosamente scomparso in epoca imprecisata, sempre che sia mai esistito. Un po' come il mito di Atlantide. I cinesi , a dire il vero, sono convinti di aver ritrovato le tracce di Shangri-La e stanno creando una sorta di Disneyland in chiave buddista per attirare mandrie di turisti. Secondo me Shangri-La non esiste più, se mai è esistita, come luogo fisico ma era piuttosto un paradiso terrestre, una terra perfetta ed armoniosa, dove la mente umana raggiungeva le vette più alte (ed infatti era collocata sul tetto del mondo) e tutti vivevano felici e contenti. Sarà mai esistito un posto così? Intanto la scoperta del National Geographic ci potrà svelare qualcosa in più, forse. "Molti esploratori hanno provato a trovare lo scomparso "paradiso perduto" di Shangri-La, descritto nel romanzo "Orizzonte perduto" del 1933: un regno dove le persone vivevano in pace, senza odio, invidia, avidità o ira, producendo cibo e opere d'arte. L'autore, James Hilton, lo aveva collocato all'estremo ovest dell'Himalaya, come volevano i racconti di alcuni gesuiti di ritorno dal Tibet che diedero i natali al romanzo. Ma nessuno ne trovò mai traccia. Ora, sembra che gli americani possano avercela fatta. La scoperta, divulgata soltanto nei giorni scorsi, risalirebbe addirittura al 2007, anno in cui si svolse la prima spedizione esplorativa del National Geographic condotta dall'esploratore Broughton Coburn e dall'alpinista Pete Athans. In quell'occasione Coburn e Athans si spinsero nella parte superiore del Mustang, al confine tra Nepal e Tibet: lì hanno individuato delle caverne misteriose il cui ingresso si trovava a decine e decine di metri da terra. L'abilità di Athans e di altri climber che hanno preso parte alla spedizione ha permesso di raggiungere questi anfratti che, davanti agli occhi increduli di tutti, hanno rivelato tesori inestimabili. Preziosi affreschi, santuari di secoli fa, manoscritti di antiche religioni tra cui la cultura Bon, opere d'arte sulla vita di Bhudda e scheletri di secoli e secoli fa. Tutto questo si trovava nelle grotte, che si stima risalgano a seimila anni fa. E tutto, grazie al clima del luogo, era quasi perfettamente integro. Il tesoro ha fatto subito pensare a Shangri-La. "Molti studiosi ritengono che il regno di Shambhala sia esistito davvero - ha detto Coburn - e che ne siano rimaste tracce in diverse valli himalayane. Queste caverne nascoste furono create probabilmente quando la loro religione e i loro principi furono minacciati". Una seconda spedizione di Coburn e Athans, nel 2008, ha permesso di mettere in salvo una parte dei tesori, che ora si trovano nel monastero di Mustang. La loro conservazione, infatti, rischiava comunque di essere messa in pericolo dall'erosione o dai terremoti. La storia di questi ritrovamenti è oggetto di due documentari dal titolo "Lost Cave Temples of the Himalayas and Secrets of Shangri-La" che sono in onda questo mese sul canale satellitare del National Geographic. Eccone un assaggio." (Sara Sottocornola sul sito Montagna.tv)
Conoscete una tale Jeanette Winterson? Mi sono incuriosito leggendo questa sua frase:
"L'arte si veste sempre elegante per cena. Vi sembra un atteggiamento troppo convenzionale nell'era della cultura popolare, con i suoi jeans e le sue T-shirt? Forse, ma senza uno spazio formale l'arte non può fare il suo lavoro. Per essere esatti, bisogna eliminare il disordine per arrivare a ciò che è essenziale. L'informalità favorisce il disordine e l'informalità è diventata un eufemismo di disorganizzazione. La gente disorganizzata vive e lavora nel disordine e crea disordine agli altri. Contrariamente allo stereotipo del bohémien, il vero artista è molto organizzato e deve continuamente selezionare e riorganizzare il proprio materiale, scegliendo solo ciò che può essere plasmato per raggiungere un risultato finale. Questa precisione può essere sconfortante per chiunque creda che la parola "rilassato" abbia un valore umano più alto della parola "Disciplinato". " (Jeanette Winterson, "L'arte dissente. Scritti sull'estasi e la sfrontatezza", 1995)
Ma chi è Janette Winterson? Ecco cosa riporta il sito "Rivista on line" riguardo al libro "L'arte dissente", edito da Mondadori nel 2006. Il libro ci prende da subito con un impeto, mentre seguiamo Winterson in un Natale di molti anni fa, in una nevosa Amsterdam: lei, digiuna d'arte, dentro una piccola galleria si innamora di un quadro di cui non riuscirà più a fare a meno. È questo il punto di partenza per riflettere su un'epoca, quella attuale, che la scrittrice ritiene perlopiù popolata da individui che hanno abbandonato l'idea di dover faticare sopra un libro e che al contrario pretendono che esso sia veicolo di intrattenimento. Così come li ha abituati la tivù a cui hanno appaltato il monopolio del tempo libero. Winterson ribalta luoghi comuni come il fastidio per l'arroganza dell'artista. Dovremmo invece, dice, fermarci ad analizzare l'arroganza del pubblico "che non ha fatto nulla, che non si è assunto alcun rischio, la cui vita e la cui sussistenza non dipendono, in ogni singolo momento, da ciò che sta facendo". Sono pagine acute quelle in cui l'autrice riflette sul dispotismo del gusto senza impegno, del "non mi piace" sbandierato credendo che basti, senza che sia accompagnato da una domanda sulla propria inadeguatezza perché potremmo avere ragione a condannare un tal artista ma è anche vero che la consueta risposta "Questo dipinto non ha nulla da dirmi" potrebbe diventare "Non ho nulla da dire a questo dipinto". Cioè, non sono in grado di capirlo. Ribaltando il punto di vista, che era anche il suo, Winterson ha cercato di imparare come si guarda un'opera d'arte, lei che è convinta di sapere "molto, molto meno di quadri di quanto sappia di libri, e la cosa non cambierà in futuro". Winterson non dimentica di essere soprattutto una scrittrice e per questo ci porta, leggera, nel mondo delle parole di Virginia Woolf, la cui opera, come qualunque altra d'artista, merita di essere frequentata perché "apre il cuore", è rifugio, perché "si oppone alla morte quotidiana". Detto in due parole, leggere L'arte dissente è un delizioso piacere.