L'altro giorno dal parrucchiere (luogo in cui per forza le persone devono parlare di cavolate tipo "dove va in vacanza") un cliente si avvicina ad Alì (il boss che deve essere sorridente eruffiano con tutti) e gli dice:
"hai visto che figura di m... abbiamo fatto con il mondo?"
Alì: "?"
cliente: "siiii, con la statuetta di quel demente, ci hanno deriso tutti"
Alì: " a si la statuetta tirata a B."
cliente: "ma io l'avrei lasciato alla folla, altro che salvarlo. Ma che si fa così? Si prendeva due bei calci nei denti vedevi che rinsaviva."
Alì: "beh si, giusto"
cliente: "ci dovremmo vergognare di fare figure simile"
Alì: "è vero"
cliente: "proprio così"
Alì: "??...... quanto li tagliamo?"
Dentro di me pensavo: ma io mi vergogno di avere B., non della statuetta. Basta mettere piede fuori dallo stivale per accorgersi che ci guardano con occhi increduli, a volte sghignazzanti. Ma ultimamente molto preoccupati. All'estero sanno tutto di B., dei processi, della mafia, delle condanne dei suoi colalboratori più stretti, delle televisioni. I toni sono sempre più preoccupati perchè, nonstante tutto, l'Italia è un grande paese, una delle grandi democrazie occidentali. Almeno per ora. Qui si fa politica raccontando barzellette nei salotti televisivi. Dire una cosa e smentirla il giorno dopo. I toni sono sempre più violenti, e violenza porta altra violenza. Ma soprattutto l'Italia è spaccata in due grazie a B. O sei con lui o sei un frocio comunista. Questi sono spesso i toni dei commenti su youtube, facebook ecc; co. Tutto è ridotto ad uno scontro tra ultras della politica, dove però la politica non c'entra più niente. Gli scontri sono personali ed a prescindere. Qualunque sia l'argomento. La parola "comunista" viene oramai usata come una normale offesa al pari di "stronzo". E' nella storia la risposta di Fabio Volo ad una scoltatore che gli ha dato del comunista: "spiegami che significato ha per te la parola comunista, cosa vuol dire?" E' una domanda semplice eppure quanti di quella che la usano come offesa semplice saprebbero rispondere? In cosa consiste l'offesa? E' una offesa grave o semplice? Potrebbe essere sanzionata dal codice civile oppure no? E' come dire fascista? L'apologia del fascismo è vietata? Quella del comunismo idem? Perchè no? Perchè i giudici sono comunisti? Esiste ancora il comunismo? Prodi e la Bindi sono comunisti? E Fini? B. è comunista? Chi era Marx? E Mao? I gay sono comunisti o viceversa? A me personalmente sono ben altre le cose che mi fanno vergognare. Mi fa vergognare un distinto signore con i capelli grigi che avrebbe lasciato ai sudditi inferociti un povero uomo in cura psichiatrica da anni ("così rinsaviva") solo perchè aveva osato scalfire "l'unto". Dimenticando la via crucis dell'altro "unto" di 2000 anni fa (poteva anche tirare in ballo Gandhi, Martin Luther King, Kennedy ecc, la compagnia era sciuramente buona, vista in questa ottica). Dell'Italia mi fa vergognare la mafia, la corruzione, l'illegalità, i processi farsa, l'ineguaglianza tra i cittadini, la crisi sociale, la assoluta mancanza di memoria collettiva e di senso dello stato, l'ignoranza. Non ci consideriamo cittadini ma sudditi e come tali veniamo trattati dalla politica. Poveri sudditi in un paese ancora feudale. In cui i potenti sono al di sopra della legge, delle istituzione del popolo. Cioè di noi. Il leader, come un re, si ama o si odia. Ma è lì. Inamovibile. Ha il potere e lo può esercitare come vuole. E' un suo diritto. E se lui è potente e ricco allora anche noi staremo bene, allegri e felici, vivremo in armonia sorridenti e soddisfatti, orgogliosi del nostro re. W il Re!!
domenica 20 dicembre 2009
lunedì 14 dicembre 2009
Chi ha paura del mostro cattivo?
E' proprio vero. I buddisti, e non solo loro, hanno ragione quando dicono che ti torna indietro quello che semini. E quindi chi semina violenza, odio, intolleranza, prima o poi, si vede tornare indietro quello che ha dato. Mussolini, per esempio, è finito com'è finito, appeso a Piazzale Loreto, a gambe all'aria, deriso e calpestato dalla folla. Ovviamente ci sono le eccezioni, quei casi in cui il gesto di un pazzo (davvero pazzo?) ha cancellato grandi figure dell'umanità, da Gesù a Gandhi.
Questa è la prima riflessione. La seconda riguarda internet e la paura che incute in Italia la rete. Non viene persa occasione per demonizzare internet, facebook, i blog, chiedere filtri, censura, chiusura di siti. Un po' come in Cina, noto paese democratico. Ma la nostra democrazia dov'è finita? Siamo ancora una democrazia. E' possibile il confronto di idee e opinioni senza passare alle offese, o peggio alle mani, dopo 5 minuti? Chi frequenta i blog, you tube, facebook sa che la rete è piena di gente intollerante che passa a deliri offensivi così, quasi per hobby. Ma la rete non ha filtri, per ora, chi vuole esprimere le proprie idee può farlo. Se un sito, un gruppo, un blog non ti piace pigi un pulsante e cambi pagina. Ed ascolti altre opinioni. Prova a farlo con la televisione..... Forse è proprio questo il problema. Nessuno ha un potere tale da riuscire a "governare" la rete se non oscurandola o filtrando i contenuti, registrando tutto ed arrestando chi va fuori dal coro. Molti blogger cinesi hanno fatto questa fine (ne ho parlato qui). L'Italia viene a ruota.
Ho letto dal blog "Scene digitali" alcune cose interessanti su questo argomento:
L’odio nasce in rete o la rete si limita a mostrarcelo?
Premessa: il 18 dicembre sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale il pacchetto di norme approvate dal Parlamento europeo in cui l’accesso e l’uso di internet per la propria espressione personale viene definito un “diritto fondamentale” del cittadino dell’Unione. Diritto fondamentale…
Davanti a certe affermazioni – come quelle del ministro Ronchi e del sottosegretario Mantovano e alle gravi parole dette in seguito dal ministro Maroni – gli appartenenti al nocciolo duro dell’utenza internet la mette in burla. C’è chi pensa che non ci sia censura applicabile alla rete internet per i maghi del computer. E’ vero. Ma milioni di italiani che si esprimono in rete non sono maghi di internet. Sono persone comuni che scrivono cose normali, pubblicano foto di famiglia e citano la musica che gli piace. La loro libertà è in pericolo.
Ogni tanto qualcuno o molti di loro entra in un gruppo a cuor leggero: che si tratti di “uccidiamo Berlusconi” o di “buttiamo a mare l’immigrato” la grande maggioranza lo fa come se esprimesse una fantasia momentanea, una di quelle follie che tutti pensiamo in momenti di ira, e che la coscienza personale e civile filtra e manda nel cestino delle cose sporche dell’anima (Sì è vero, poi c’è qualcuno che non le filtra, e lancia una statuetta del duomo, ma cosa c’entra la rete? Gli attentatori del passato avevano internet?).
Fa parte del nuovo col quale viviamo, questa leggerezza dello strafalcione: una libertà che i politici prendono per sé quando si tratta di manipolare nei media “tradizionali”. In altri paesi gli utenti internet sono più moderati, è vero. Ma in altri paesi non ci sono politici che fanno la guerra civile verbale all’ora del tg e ministri che insultano intellettuali e dipendenti dello stato a ogni passo. La rete “segue” e “mima”, non crea.
Gli esponenti di governo che parlano di monitorare la rete – ne siamo certi – sarebbero pronti a dire che chi si comporta bene “non ha niente da temere”. Ma intanto invocano filtri e controlli (e repressioni) che, per lo stesso fatto di essere evocati, invitano chi dovrà compiere quelle indagini a una difficile corsa ad ostacoli contro la privacy e la libertà d’espressione, correndo il pericolo di deragliare ad ogni passo dalla legalità. Perché “monitorare” qui non significa accertare chi ha aperto un gruppo, operazione in sé banale per una forza di polizia attrezzata. Ma si tratta di invocare puramente e semplicemente la cancellazione di una espressione del pensiero, e di passata “registrare” chi l’ha fatta. Insomma “tenere memoria” di chi ha detto cosa, nevvero?
Non c’è bisogno di essere esponenti del centro destra per pensarla così. Un ministro del centro sinistra si rese famoso anni fa per una invocazione all’applicazione del modello cinese di filtri internet all’Italia. Succede ogni volta che attraverso la rete si esprimono opinioni o sentimenti ripugnanti o comunque disdicevoli. Le si pone alla base di un fenomeno criminale da reprimere, non come manifestazioni di quel fenomeno. Da qui poi si passa alla rappresaglia verso il contenitore di quei pensieri.......
Non vedono che con questi mezzi è arrivata anche ai comuni cittadini la capacità di esercitare l’espressione dei propri pensieri, senza alcuna altra mediazione. Non ci sono direttori responsabili dentro Facebook, e se qualcuno commette dei reati, la responsabilità penale resta personale. Si cerchino gli individui che quel reato hanno commesso, li si processi. Ma non si cancelli lo strumento in cui quella libertà si esprime – anche nel gruppo che inneggiava a Tartaglia c’erano i contrari, ed esercitavano la loro libertà di dirsi contrari.
Ma al fondo di tutto, c’è altro e peggio che prende tutta la società italiana. C’è questa voglia di menare le mani su tutto ciò che è fuori schema, questo pensiero sommario per cui bisogna eliminare il messaggero che porta le cattive notizie. Come se eliminato quello, avessimo risolto il problema. Dimenticano la lezione della storia, che la libertà si esercita nei casi limite e che la libertà esiste anche per gli imbecilli, e va pure tutelata anche e nonostante loro. Se non accetti l’imbecille che inneggia alle statuette del duomo, non fermi quelli che odiano Berlusconi al punto da volerlo morto. Continui solo a governare secondo uno stato mentale di guerra, di conflitto dall’alto, di repressione come defoliante del pensiero. La prima vittima è la libertà individuale. (se vuoi leggi qui)
Questa è la prima riflessione. La seconda riguarda internet e la paura che incute in Italia la rete. Non viene persa occasione per demonizzare internet, facebook, i blog, chiedere filtri, censura, chiusura di siti. Un po' come in Cina, noto paese democratico. Ma la nostra democrazia dov'è finita? Siamo ancora una democrazia. E' possibile il confronto di idee e opinioni senza passare alle offese, o peggio alle mani, dopo 5 minuti? Chi frequenta i blog, you tube, facebook sa che la rete è piena di gente intollerante che passa a deliri offensivi così, quasi per hobby. Ma la rete non ha filtri, per ora, chi vuole esprimere le proprie idee può farlo. Se un sito, un gruppo, un blog non ti piace pigi un pulsante e cambi pagina. Ed ascolti altre opinioni. Prova a farlo con la televisione..... Forse è proprio questo il problema. Nessuno ha un potere tale da riuscire a "governare" la rete se non oscurandola o filtrando i contenuti, registrando tutto ed arrestando chi va fuori dal coro. Molti blogger cinesi hanno fatto questa fine (ne ho parlato qui). L'Italia viene a ruota.
Ho letto dal blog "Scene digitali" alcune cose interessanti su questo argomento:
L’odio nasce in rete o la rete si limita a mostrarcelo?
Premessa: il 18 dicembre sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale il pacchetto di norme approvate dal Parlamento europeo in cui l’accesso e l’uso di internet per la propria espressione personale viene definito un “diritto fondamentale” del cittadino dell’Unione. Diritto fondamentale…
Davanti a certe affermazioni – come quelle del ministro Ronchi e del sottosegretario Mantovano e alle gravi parole dette in seguito dal ministro Maroni – gli appartenenti al nocciolo duro dell’utenza internet la mette in burla. C’è chi pensa che non ci sia censura applicabile alla rete internet per i maghi del computer. E’ vero. Ma milioni di italiani che si esprimono in rete non sono maghi di internet. Sono persone comuni che scrivono cose normali, pubblicano foto di famiglia e citano la musica che gli piace. La loro libertà è in pericolo.
Ogni tanto qualcuno o molti di loro entra in un gruppo a cuor leggero: che si tratti di “uccidiamo Berlusconi” o di “buttiamo a mare l’immigrato” la grande maggioranza lo fa come se esprimesse una fantasia momentanea, una di quelle follie che tutti pensiamo in momenti di ira, e che la coscienza personale e civile filtra e manda nel cestino delle cose sporche dell’anima (Sì è vero, poi c’è qualcuno che non le filtra, e lancia una statuetta del duomo, ma cosa c’entra la rete? Gli attentatori del passato avevano internet?).
Fa parte del nuovo col quale viviamo, questa leggerezza dello strafalcione: una libertà che i politici prendono per sé quando si tratta di manipolare nei media “tradizionali”. In altri paesi gli utenti internet sono più moderati, è vero. Ma in altri paesi non ci sono politici che fanno la guerra civile verbale all’ora del tg e ministri che insultano intellettuali e dipendenti dello stato a ogni passo. La rete “segue” e “mima”, non crea.
Gli esponenti di governo che parlano di monitorare la rete – ne siamo certi – sarebbero pronti a dire che chi si comporta bene “non ha niente da temere”. Ma intanto invocano filtri e controlli (e repressioni) che, per lo stesso fatto di essere evocati, invitano chi dovrà compiere quelle indagini a una difficile corsa ad ostacoli contro la privacy e la libertà d’espressione, correndo il pericolo di deragliare ad ogni passo dalla legalità. Perché “monitorare” qui non significa accertare chi ha aperto un gruppo, operazione in sé banale per una forza di polizia attrezzata. Ma si tratta di invocare puramente e semplicemente la cancellazione di una espressione del pensiero, e di passata “registrare” chi l’ha fatta. Insomma “tenere memoria” di chi ha detto cosa, nevvero?
Non c’è bisogno di essere esponenti del centro destra per pensarla così. Un ministro del centro sinistra si rese famoso anni fa per una invocazione all’applicazione del modello cinese di filtri internet all’Italia. Succede ogni volta che attraverso la rete si esprimono opinioni o sentimenti ripugnanti o comunque disdicevoli. Le si pone alla base di un fenomeno criminale da reprimere, non come manifestazioni di quel fenomeno. Da qui poi si passa alla rappresaglia verso il contenitore di quei pensieri.......
Non vedono che con questi mezzi è arrivata anche ai comuni cittadini la capacità di esercitare l’espressione dei propri pensieri, senza alcuna altra mediazione. Non ci sono direttori responsabili dentro Facebook, e se qualcuno commette dei reati, la responsabilità penale resta personale. Si cerchino gli individui che quel reato hanno commesso, li si processi. Ma non si cancelli lo strumento in cui quella libertà si esprime – anche nel gruppo che inneggiava a Tartaglia c’erano i contrari, ed esercitavano la loro libertà di dirsi contrari.
Ma al fondo di tutto, c’è altro e peggio che prende tutta la società italiana. C’è questa voglia di menare le mani su tutto ciò che è fuori schema, questo pensiero sommario per cui bisogna eliminare il messaggero che porta le cattive notizie. Come se eliminato quello, avessimo risolto il problema. Dimenticano la lezione della storia, che la libertà si esercita nei casi limite e che la libertà esiste anche per gli imbecilli, e va pure tutelata anche e nonostante loro. Se non accetti l’imbecille che inneggia alle statuette del duomo, non fermi quelli che odiano Berlusconi al punto da volerlo morto. Continui solo a governare secondo uno stato mentale di guerra, di conflitto dall’alto, di repressione come defoliante del pensiero. La prima vittima è la libertà individuale. (se vuoi leggi qui)
Argomenti:
Berlusconi,
Italia,
Politica,
Società
domenica 13 dicembre 2009
Attenzione: Natale in arrivo!
Its the timless holiday classic, BLURBED! With the BLURB version you get all the usual blood and gore with the added bonus of behind the scenes snippets, fun factoids and mindless musings along the way to enhance your episodic experience! (sito Mondomedia)
lunedì 7 dicembre 2009
Io c'ero
Video di @Archetto caricato su YouTube
Argomenti:
Archetto,
Berlusconi,
Italia,
Politica,
Società,
Video,
video di archetto
sabato 5 dicembre 2009
giovedì 3 dicembre 2009
NO BERLUSCONI DAY NEL MONDO

Barcelona (ESP)
Gruppo FB: No Berlusconi Day (Barcellona)
Mail: righelmo@hotmail.com
tel.0034666665264
SABADO 5 DICIEMBRE, DESDE LAS 16 HASTA LAS 20.
PORTAL DE L’ÀNGEL
Amsterdam (NED)
Gruppo FB: No Berlusconi Day (Amsterdam)
Mail: freddbomba@gmail.com
Sabato 5 Dicembre il No Berluconi Day è anche ad Amsterdam, manifestazione ore 15,00
AMSTERDAM – VARIAZIONE MANIFESTAZIONE – salute!
Abbiamo avuto un upgrade per la manif del 5, troppi per entrare in Leidseplein! Ci danno il DAM.
GruppoFB: No BerlusconiDay (Atene)
Mail: maciacia@otenet.gr
NO BERLUSCONI DAY – 5 ΔΕΚΕΜΒΡΙΟΥ
Atene (GRE)
Προβολή της ταινίας Videocracy του Erik Gandini – στις 18:00
Ινστιτούτο Νίκος Πουλαντζάς – Οδός Σαρρή 14 – 2ος όροφος-Ψυρρή, Αθήνα
Ομάδα BELLACIAO – http://bellaciaogrecia.wordpress.com/
Berlino (GER)
Gruppo FB: No Berlusconi Day (Berlino)
5 dicembre ore 14,00 : Brandenburger Tor, Platz des 18. März
Boston (USA)
mail : emanuele_palescandolo@dfci.harvard.edu
sa_orvieto@yahoo.com
NBD : 5 dicembre – Trinity ChurchCopley Square Alle 10.30
Bruxelles (BEL)
Gruppo FB: No Berlusconi day Brusseles
Mail: cema75@libero.it
- Bruxelles venerdì 4 dicembre (anticipata per la manifestazione di “Climate Coalition” il giorno 5) partenza alle 12 Square de Meeus direzione Place Schuman
- Charleroi sabato 5 dicembre alle 15 davanti al Consolato Italiano Boulevard Audent
Chicago (USA)
Il 5 Dicembre, ore 14, al Millennium Park, vicino al ‘bean’, la scultura anche nota come ‘cloud gate’
Londra (ENG)
Gruppo FB: No Berlusconi Day (Londra)
Mail: nobdaylondon@yahoo.co.uk
London, 5th december 2009, from 13:00
38 Eaton Place, SW1 8AN
Opposite the Italian General Consolate
Madrid (ESP)
Gruppo FB: No Berlusconi Day (Madrid)
Mail: nbdmadrid@gmail.com
No Berlusconi Day di Madrid è sabato 5 dicembre 2009, ore 14, Ambasciata Italiana
Paris (FRA)
Gruppo FB: No Berlusconi Day (paris)
Mail: noberlusconidayparis@gmail.com
New York (USA)
quando: dalle 9 alle 13
dove: Time Square – 42nd at Broadway
web: http:/www.alain.it
facebook: http://www.facebook.com/event.php?eid=175249152579
e-mail: alain@alain.it
San Francisco (USA)
Gruppo FB: No Berluscon Day (San Francisco)
Mail: giorgi.piero@gmail.com
Berlusconi Day San Francisco, 5 December 14:00-17:00
2590 Webster Street, angolo con Broadway
di fronte al Consolato Italiano
Lisboa (POR)
contatto: noberlusconidaylisbona@gmail.com
gruppo FB: No Berlusconi Day Lisbona
LISBONA VARIAZIONE MANIFESTAZIONE abbiamo ottenuto l’autorizzazione dal Comune di Lisbona per fare la manifestazione a Praça Luís de Camões, sempre alle ore 14, e quindi non più a Praça Dom Pedro IV come precedentemente indicato.
Monaco (GER)
Ore 14:00 in Karlsplatz
GruppoFB: NoBerlusconiDay (Monaco)
Mail: livia.donnici@gmail.com
Helsinki (FIN)
gruppo FB :NO BERLUSCONI DAY HELSINKI
5.12.2009 from 14.00 to 17.00 HELSINKI in street HALLITUSKATU
Montreal (CAN)
Gruppo FB: No Berlusconi Day (Montreal)
Mail: g.bucca@gmail.com
December 5th at 10am let’s demostrate in front of the Italian Consolate house, 3489 Drummond
Vienna (AUT)
Gruppo FB: NO BERLUSCONI DAY VIENNA-BUDAPEST
Mail: elisalg@yahoo.it
NDB a VIENNA. Elsen Platz- 5 Dicembre 2009.
Stoccolma (SWE)
Gruppo FB : Noberlusconidaystockholm Nobdaystockholm
‘No Berlusconi Day’: Spara italien, spara demokrati. Berlusconi avgår
Argomenti:
Eventi,
Iniziative,
Italia,
Politica,
Società
venerdì 27 novembre 2009
Quello che le donne non dicono (a volte lo urlano)
Mi capita a volte di leggere il blog Rock&Gol di Benedetto Ferrara, un mix di calcio (fede viola) e di musica. D'altra parte scrive di sport su Repubblica e manda avanti un programma cult su Controradio il lunedi notte. La generazione è la mia. I luoghi anche. E quindi mi ritrovo spesso in quello che scrive. Mi è piaciuto questo pezzo tratto al post "Eroi (just for one day)" e lo riporto qui per condividerlo con chi mi sta leggendo.
Quello che le donne non dicono (a volte lo urlano)
Vi devo confessare che a me i pettegolezzi non piacciono. Mi danno un senso di nausea esistenziale (sì, lo so, devo avere sbagliato mestiere)...... Vabbè. Comunque io e Giovanni eravamo seduti accanto a due tipe che parlavano ad alta voce. Non c’era modo di non sentire, a meno che uno non avesse deciso di infilarsi nelle orecchie le cuffie dell’i-pod con un pezzo dei black sabbath. Insomma, sentivano tutti. Ecco una brevissima parte del testo.
Lei: ma tu capisci cosa voglio dire?
L’altra: certo, ma prova a capire anche lui.
Lei: ma capire cosa? Lo vedi Paolino come si è ridotto. E’ pigro, ha una faccia che lo prenderesti a schiaffi tute le mattine.
L’altra: sì, ma cerca di capirlo, magari è un momento difficile. Vuoi che ci parli io?
Lei: Ma no, ci parlo io, sono la moglie e cerco di aiutarlo come posso, anche se io uno cialtrone come lui non l’ho mai conosciuto.
L’altra (provando a sdrammatizzare): Sì, ma dai, Paolino è sempre stato prigro, cialtrone ed egoista, anche prima che tu lo sposassi, e lo sapevi benissimo…
Lei: si, certo, ma che c’entra: si può cambiare, no? Per me, comunque, era chiaro che sarebbe dovuto cambiare.
Fine.
Vi faccio una domanda: secondo voi sbaglia Paolino a non diventare come vuole la moglie, sbaglia la moglie a pretendere che Paolino diventi come sognava lei, sbaglia l’amica a non ammettere di essere sempre stata innamorata di Paolino? Mah. Diciamo che Paolino da oggi può denunciare la moglie per violazione della Privacy (le mancava solo il megafono). Io, dopo aver fondato il comitato Forza Paolino, mi permetto affettuosamente di dire al tipo (che ovviamente ha un altro nome) che forse l’idea di darsi una mossa non sarebbe male. Per se stesso, dico, mica per il suo ufficio stampa ambulante con la fede al dito. (si scherza eh)
Altro.
La mia città.
Quando devo decidere se andare a vivere e lavorare altrove o restare più o meno allucchettato qui, per riflettere bene scelgo un punto di vista di quelli talmente ovvi che non ci pensiamo quasi più. Così sono tornato agli Uffizi e dopo una visita appassionata (è come rileggere un libro negli anni, scopri sempre emozioni e cose nuove) ho guardato la mia città da lassù. Roba da inchinarsi dalla commozione. Pazzesco aggirarsi tra capolavori dell’arte e uscire per trovare un capolavoro vivo come la mia città. Forse basterebbe davvero poco per fare di questo capovaloro qualcosa di più di un cumulo di aggettivi superlativi da turismo fast food. Chi viene qui dovrebbe solo sognare di poterci restare il più possibile, non stare qui 10 ore di cui 6 nelle pelletterie di Santa Croce (tristezza).
Ps: l’allestimento degli shop degli Uffizi fanno molto aeroporto di Bengasi (voli nazionali, però). Tra l’altro vendono anche il vino e foulard di Ferragamo che hanno l’aria di essere appesi lì dal 76. Manca solo una pizzeria a taglio. Mah.
Il ringambo
Ringambare è un verbo fiorentino. Simpatico. E onomatopeico, direi. Beh, ringambo anche io. Ed è una sofferenza, perché solo chi corre (più o meno seriamente) sa cosa vuol dire rinunciare. Una sconfitta. Però, leggendo l’arte di correre di Murakami (più utile alla scrittura che alla corsa), ho preso atto del fatto che arriva sempre una maratona sbagliata, presa sottogamba, quella che arrivi in fondo trascinandoti, coi crampi e tutto il resto......
Quindi, la coscienza è a posto e adesso quindi posso dire ai miei amici che non la faccio perché non posso ma che se l’avessi fatta avrei di sicuro battuto il mio record. Già. Siamo uomini. E bambini forever. Non c’è verso. Ma non affrontate mai l’argomento con la moglie di Paolino, mi raccomando.
Intanto parto per Berlino. In ritardo di 20 anni. Baci e alla prossima. Vostro affezionato b.
(per leggere tutto il post clicca qui)
Quello che le donne non dicono (a volte lo urlano)
Vi devo confessare che a me i pettegolezzi non piacciono. Mi danno un senso di nausea esistenziale (sì, lo so, devo avere sbagliato mestiere)...... Vabbè. Comunque io e Giovanni eravamo seduti accanto a due tipe che parlavano ad alta voce. Non c’era modo di non sentire, a meno che uno non avesse deciso di infilarsi nelle orecchie le cuffie dell’i-pod con un pezzo dei black sabbath. Insomma, sentivano tutti. Ecco una brevissima parte del testo.
Lei: ma tu capisci cosa voglio dire?
L’altra: certo, ma prova a capire anche lui.
Lei: ma capire cosa? Lo vedi Paolino come si è ridotto. E’ pigro, ha una faccia che lo prenderesti a schiaffi tute le mattine.
L’altra: sì, ma cerca di capirlo, magari è un momento difficile. Vuoi che ci parli io?
Lei: Ma no, ci parlo io, sono la moglie e cerco di aiutarlo come posso, anche se io uno cialtrone come lui non l’ho mai conosciuto.
L’altra (provando a sdrammatizzare): Sì, ma dai, Paolino è sempre stato prigro, cialtrone ed egoista, anche prima che tu lo sposassi, e lo sapevi benissimo…
Lei: si, certo, ma che c’entra: si può cambiare, no? Per me, comunque, era chiaro che sarebbe dovuto cambiare.
Fine.
Vi faccio una domanda: secondo voi sbaglia Paolino a non diventare come vuole la moglie, sbaglia la moglie a pretendere che Paolino diventi come sognava lei, sbaglia l’amica a non ammettere di essere sempre stata innamorata di Paolino? Mah. Diciamo che Paolino da oggi può denunciare la moglie per violazione della Privacy (le mancava solo il megafono). Io, dopo aver fondato il comitato Forza Paolino, mi permetto affettuosamente di dire al tipo (che ovviamente ha un altro nome) che forse l’idea di darsi una mossa non sarebbe male. Per se stesso, dico, mica per il suo ufficio stampa ambulante con la fede al dito. (si scherza eh)
Altro.
La mia città.
Quando devo decidere se andare a vivere e lavorare altrove o restare più o meno allucchettato qui, per riflettere bene scelgo un punto di vista di quelli talmente ovvi che non ci pensiamo quasi più. Così sono tornato agli Uffizi e dopo una visita appassionata (è come rileggere un libro negli anni, scopri sempre emozioni e cose nuove) ho guardato la mia città da lassù. Roba da inchinarsi dalla commozione. Pazzesco aggirarsi tra capolavori dell’arte e uscire per trovare un capolavoro vivo come la mia città. Forse basterebbe davvero poco per fare di questo capovaloro qualcosa di più di un cumulo di aggettivi superlativi da turismo fast food. Chi viene qui dovrebbe solo sognare di poterci restare il più possibile, non stare qui 10 ore di cui 6 nelle pelletterie di Santa Croce (tristezza).
Ps: l’allestimento degli shop degli Uffizi fanno molto aeroporto di Bengasi (voli nazionali, però). Tra l’altro vendono anche il vino e foulard di Ferragamo che hanno l’aria di essere appesi lì dal 76. Manca solo una pizzeria a taglio. Mah.
Il ringambo
Ringambare è un verbo fiorentino. Simpatico. E onomatopeico, direi. Beh, ringambo anche io. Ed è una sofferenza, perché solo chi corre (più o meno seriamente) sa cosa vuol dire rinunciare. Una sconfitta. Però, leggendo l’arte di correre di Murakami (più utile alla scrittura che alla corsa), ho preso atto del fatto che arriva sempre una maratona sbagliata, presa sottogamba, quella che arrivi in fondo trascinandoti, coi crampi e tutto il resto......
Quindi, la coscienza è a posto e adesso quindi posso dire ai miei amici che non la faccio perché non posso ma che se l’avessi fatta avrei di sicuro battuto il mio record. Già. Siamo uomini. E bambini forever. Non c’è verso. Ma non affrontate mai l’argomento con la moglie di Paolino, mi raccomando.
Intanto parto per Berlino. In ritardo di 20 anni. Baci e alla prossima. Vostro affezionato b.
(per leggere tutto il post clicca qui)
mercoledì 25 novembre 2009
Eccezionale scoperta in una caverna del Mustang: ritrovati antichi capolavori buddisti.
Oggi ho letto di una incredibile scoperta di una spedizione americana del National Geographic tra i picchi himalayani del Mustang. La fantasia vola subito alla legenda del mitico regno di Shangri-La, misteriosamente scomparso in epoca imprecisata, sempre che sia mai esistito. Un po' come il mito di Atlantide. I cinesi , a dire il vero, sono convinti di aver ritrovato le tracce di Shangri-La e stanno creando una sorta di Disneyland in chiave buddista per attirare mandrie di turisti. Secondo me Shangri-La non esiste più, se mai è esistita, come luogo fisico ma era piuttosto un paradiso terrestre, una terra perfetta ed armoniosa, dove la mente umana raggiungeva le vette più alte (ed infatti era collocata sul tetto del mondo) e tutti vivevano felici e contenti. Sarà mai esistito un posto così? Intanto la scoperta del National Geographic ci potrà svelare qualcosa in più, forse.
"Molti esploratori hanno provato a trovare lo scomparso "paradiso perduto" di Shangri-La, descritto nel romanzo "Orizzonte perduto" del 1933: un regno dove le persone vivevano in pace, senza odio, invidia, avidità o ira, producendo cibo e opere d'arte. L'autore, James Hilton, lo aveva collocato all'estremo ovest dell'Himalaya, come volevano i racconti di alcuni gesuiti di ritorno dal Tibet che diedero i natali al romanzo. Ma nessuno ne trovò mai traccia.
Ora, sembra che gli americani possano avercela fatta. La scoperta, divulgata soltanto nei giorni scorsi, risalirebbe addirittura al 2007, anno in cui si svolse la prima spedizione esplorativa del National Geographic condotta dall'esploratore Broughton Coburn e dall'alpinista Pete Athans.
In quell'occasione Coburn e Athans si spinsero nella parte superiore del Mustang, al confine tra Nepal e Tibet: lì hanno individuato delle caverne misteriose il cui ingresso si trovava a decine e decine di metri da terra. L'abilità di Athans e di altri climber che hanno preso parte alla spedizione ha permesso di raggiungere questi anfratti che, davanti agli occhi increduli di tutti, hanno rivelato tesori inestimabili.
Preziosi affreschi, santuari di secoli fa, manoscritti di antiche religioni tra cui la cultura Bon, opere d'arte sulla vita di Bhudda e scheletri di secoli e secoli fa. Tutto questo si trovava nelle grotte, che si stima risalgano a seimila anni fa. E tutto, grazie al clima del luogo, era quasi perfettamente integro.
Il tesoro ha fatto subito pensare a Shangri-La. "Molti studiosi ritengono che il regno di Shambhala sia esistito davvero - ha detto Coburn - e che ne siano rimaste tracce in diverse valli himalayane. Queste caverne nascoste furono create probabilmente quando la loro religione e i loro principi furono minacciati".
Una seconda spedizione di Coburn e Athans, nel 2008, ha permesso di mettere in salvo una parte dei tesori, che ora si trovano nel monastero di Mustang. La loro conservazione, infatti, rischiava comunque di essere messa in pericolo dall'erosione o dai terremoti.
La storia di questi ritrovamenti è oggetto di due documentari dal titolo "Lost Cave Temples of the Himalayas and Secrets of Shangri-La" che sono in onda questo mese sul canale satellitare del National Geographic. Eccone un assaggio."
(Sara Sottocornola sul sito Montagna.tv)
"Molti esploratori hanno provato a trovare lo scomparso "paradiso perduto" di Shangri-La, descritto nel romanzo "Orizzonte perduto" del 1933: un regno dove le persone vivevano in pace, senza odio, invidia, avidità o ira, producendo cibo e opere d'arte. L'autore, James Hilton, lo aveva collocato all'estremo ovest dell'Himalaya, come volevano i racconti di alcuni gesuiti di ritorno dal Tibet che diedero i natali al romanzo. Ma nessuno ne trovò mai traccia.
Ora, sembra che gli americani possano avercela fatta. La scoperta, divulgata soltanto nei giorni scorsi, risalirebbe addirittura al 2007, anno in cui si svolse la prima spedizione esplorativa del National Geographic condotta dall'esploratore Broughton Coburn e dall'alpinista Pete Athans.
In quell'occasione Coburn e Athans si spinsero nella parte superiore del Mustang, al confine tra Nepal e Tibet: lì hanno individuato delle caverne misteriose il cui ingresso si trovava a decine e decine di metri da terra. L'abilità di Athans e di altri climber che hanno preso parte alla spedizione ha permesso di raggiungere questi anfratti che, davanti agli occhi increduli di tutti, hanno rivelato tesori inestimabili.
Preziosi affreschi, santuari di secoli fa, manoscritti di antiche religioni tra cui la cultura Bon, opere d'arte sulla vita di Bhudda e scheletri di secoli e secoli fa. Tutto questo si trovava nelle grotte, che si stima risalgano a seimila anni fa. E tutto, grazie al clima del luogo, era quasi perfettamente integro.
Il tesoro ha fatto subito pensare a Shangri-La. "Molti studiosi ritengono che il regno di Shambhala sia esistito davvero - ha detto Coburn - e che ne siano rimaste tracce in diverse valli himalayane. Queste caverne nascoste furono create probabilmente quando la loro religione e i loro principi furono minacciati".
Una seconda spedizione di Coburn e Athans, nel 2008, ha permesso di mettere in salvo una parte dei tesori, che ora si trovano nel monastero di Mustang. La loro conservazione, infatti, rischiava comunque di essere messa in pericolo dall'erosione o dai terremoti.
La storia di questi ritrovamenti è oggetto di due documentari dal titolo "Lost Cave Temples of the Himalayas and Secrets of Shangri-La" che sono in onda questo mese sul canale satellitare del National Geographic. Eccone un assaggio."
(Sara Sottocornola sul sito Montagna.tv)
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