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venerdì 10 aprile 2015

Manifesto per la sostenibilità

Da buon architetto che crede nella sostenibilità pubblico il Manifesto presentato a KlimaHouse Toscana 2015

IL MANIFESTO PER LA SOSTENIBILITA'

 1. Noi siamo figli del sole. Il sole è la nostra unica, inesauribile fonte di energia e fondamento di tutte le forme di vita sulla  Terra. L’utilizzo dell’energia solare nel nostro modo di costruire ed abitare migliora la qualità di vita.
 2. Noi sosteniamo una rivoluzione energetica globale fondata sull’efficienza, sul risparmio energetico e sull’utilizzo di energie rinnovabili.
 3. Noi creiamo ambienti di vita sani e confortevoli, che favoriscono la crescita della consapevolezza dei fruitori, risparmiando  nel contempo risorse e rispettando l’ambiente. Spazi in cui vivere inseriti nel ciclo naturale e che dialogano con le tradizioni  costruttive locali.
 4. Noi mettiamo al centro le persone, sia quelle che oggi abitano questi spazi, sia quelle che vi abiteranno domani. Siamo  coscienti che l’architettura è espressione di desideri, nostalgie, sogni e bellezza, ma tutto questo non deve essere in  contrasto con la vita. Al centro non mettiamo l’individualizzazione della società, ma l’agire solidale. Ogni abitante della Terra ha il diritto di condurre una vita dignitosa.
 5. Noi perseguiamo la bellezza e cerchiamo di raggiungere un benessere ecologico, che non metta in pericolo il ciclo naturale  pregiudicandone irreversibilmente la capacità di autorigenerazione.
 6. Noi operiamo consapevoli che gli edifici dovranno essere utilizzati dai 50 fino ai 100 anni ed anche più. Per questo i  provvedimenti finalizzati alla salvaguardia dell’ambiente sono efficaci a lungo termine. I quartieri residenziali saranno  attuali anche in futuro se esteticamente gradevoli ed attrattivi per tutti.
 7. Noi trasformiamo il passato in futuro risanando energeticamente gli edifici esistenti. Questo ci permetterà di impiegare meno energia per assicurare il comfort. Si ridurranno così le emissioni di sostanze inquinanti e di gas ad effetto serra.
 8. Noi scegliamo, per tutti gli edifici di nuova costruzione, uno standard che non necessita più (o quasi più) di energia.
Impieghiamo materiali sani e tecnologie ecocompatibili considerandone globalmente gli impatti nella valutazione ecologica.
 Provvediamo inoltre a un’illuminazione e a un’acustica ottimale nonché a una buona qualità dell’aria, in quanto tutti questi  fattori incidono in modo significativo sulla qualità di vita.
 9. Noi applichiamo con intelligenza le tecniche che utilizzano in modo economico ed efficiente la risorsa energia, consci che  anche i cantieri  si contraddistinguono per un impatto ambientale ridotto. Allo stesso tempo diamo la preferenza alle energie.
 10. Noi siamo innanzitutto flessibili mentalmente. Le nostre azioni sono rivolte ad una mobilità sociale ed ecosostenibile. Noi  diamo la precedenza a soluzioni che risparmiano energia e risorse e che sono in grado di venire incontro alle necessità del  singolo senza per questo limitare quelle degli altri.

venerdì 15 novembre 2013

Save the Artic

Questo blog sostiene la campagna Save The Artic di Greenpeace

Negli ultimi 30 anni abbiamo perso tre quarti dei ghiacci artici. Meno ghiaccio in Artico vuol dire poter trivellare alla ricerca di petrolio, quello che vogliono fare giganti come Shell e Gazprom. Gli Arctic30 hanno cercato di difendere pacificamente quello che rimane dell'Artico e sono stati arrestati. La salvaguardia di un bene globale non è nè pirateria nè vandalismo. Firma anche tu per #FreeTheArctic30!

Per firmare clicca qui e accedi al sito di Greenpeace, l'obiettivo è raggiungere i 5 milioni di firme in tutto il mondo (ad oggi le firme sono 4 mil.)


Questo filmato inedito mostra l'abbordaggio delle Forze speciali russe all'Arctic Sunrise il 19 settembre. Evidente la resistenza non violenta da parte dell’equipaggio. Al momento dell'arrembaggio la nave di Greenpeace si trovava in acque internazionali. 
I 28 attivisti di Greenpeace e due giornalisti free lance che erano a bordo della rompighiaccio Arctic Sunrise lo scorso 19 settembre sono in carcere in Russia dopo aver manifestato in modo pacifico contro una minaccia che riguarda tutti, quella delle trivellazioni petrolifere di Gazprom nell'Artico.

(fonte: testo e video dal sito di Greenpeace)

martedì 9 ottobre 2012

Il problema della crescita e del PIL

Ho letto questo breve ma incisvo articolo di Giovanni Pallante sul suo blog che condivido in pieno.
E' evidente, almeno per me, che la crescita economica e sociale di noi semplici cittadini non passa dal PIL, spread, bund ecc. Il modello basato su una crescita continua non può durare all'infinito e Pallante lo spiega molto bene. Forse dovremmo pensare in modo diverso ed abbandonare il concetto di PIL. Mi chiedo: se il prossimo anno il PIL salisse dello 0,5% saremmo più ricchi? Chi ha perso il lavoro verrebbe riassunto?
Ecco l'articolo
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LA CRESCITA E' IL PROBLEMA, NON LA SOLUZIONE

Come mai negli ultimi anni tutti i Paesi industrializzati hanno accumulato debiti pubblici sempre più consistenti, fino a raggiungere nel 2010 valori che vanno da un minimo dell’80% del prodotto interno lordo nel Regno Unito al 225,8% in Giappone? Nell’Eurozona, nel corso del 2010 il rapporto debito/Pil è salito dal 79,3 all’85,1%. Eppure il Patto di stabilità firmato dai Paesi dell’Unione Europea nel 1999 fissava al 60% la soglia massima di questo rapporto. E ancora: perché gli Stati e le amministrazioni locali spendono sistematicamente cifre superiori ai loro introiti? Perché il sistema bancario induce le famiglie a spendere cifre superiori ai loro redditi?
La risposta è intuitiva: perché la sovrapproduzione di merci ha raggiunto un livello tale che se non si acquistasse a debito, crescerebbe la quantità di merci invendute e si scatenerebbe una crisi in grado di distruggere il sistema economico e produttivo fondato sulla crescita infinita del Pil. Il debito pubblico, del resto, è il pilastro su cui si fonda la crescita in questa fase storica.
Proprio nel tentativo di far ripartire la crescita e aumentare il Pil, negli ultimi anni in Italia è stata finanziata la rottamazione delle automobili, sono state concesse agevolazioni fiscali per la costruzione di nuove case, sono stati dati incentivi all’installazione di impianti a fonti rinnovabili senza porre vincoli a favore degli autoproduttori né della tutela ambientale, è stata deliberata la costruzione di opere pubbliche tanto costose quanto inutili.
Ciononostante, gli incrementi della spesa pubblica in deficit non hanno riavviato la crescita, come del resto in tutti gli altri Paesi industrializzati, né hanno diminuito la percentuale dei disoccupati, che anzi è aumentata. Insomma, abbiamo speso denaro pubblico, abbiamo aumentato il debito e non abbiamo ottenuto nulla.
Per quale ragione gli stimoli forniti alla ripresa economica attraverso la spesa pubblica non hanno dato i risultati attesi? Perché nei Paesi industrializzati lo sviluppo tecnologico ha determinato un eccesso di capacità produttiva che cresce di anno in anno. Macchinari sempre più potenti producono in tempi sempre più brevi quantità sempre maggiori di merci con un’incidenza sempre minore di lavoro umano per unità di prodotto. Per questo la disoccupazione aumenta invece di diminuire.
Inoltre queste tecnologie sono molto costose e i macchinari non possono rimanere fermi, perché ne deriverebbero forti danni economici in termini di ammortamento dei capitali e di mancati guadagni. Devono lavorare a pieno regime e tutto ciò che producono deve essere acquistato anche se non ce n’è bisogno. Quindi le tecnologie accrescono l’offerta di merci in misura superiore alla crescita della domanda e ciò comporta una diminuzione dell’occupazione, la diminuzione dell’occupazione riduce ulteriormente la domanda. Perciò l’unico modo per incrementare la domanda è l’indebitamento. La crescita non è la soluzione. È il problema.
(dal blog di Maurizio Pallante)

mercoledì 9 maggio 2012

Social Housing a Firenze: la progettazione di edifici di edilizia pubblica in legno

Firenze si sta impegnando attivamente nel progettare edifici eco sostenibile ed a ridotto impatto ambientale. Alcuni programmi di riqualificazione urbana vanno in questa direzione. La novità è nell'uso del legano anche per edifici multipiano (anche 6 piani) di edilizia pubblica. Il legno non è interessanto solo per la villetta monofamiliare ma anche per palazzi urbani. Le sue caratteristiche lo rendono molto competitivo in termini di costi, tempi di realizzazione, prestazioni ed efficienza energetica.
Inoltre la Regione Toscana sta promuovendo la filiera corta, cioè la produzione inizia dallo sfruttamento del legno toscano, impiegando aziende locali. Qui c'è molto legname a disposizione  (la Toscana è la regione italiana con la amggior superficie boschiva) ma non viene sfruttato adeguatamente con progetti che salvaguardino anche l'ambiente oltre alla risorsa. Quindi si può addirittura parlare di km 0 o quasi.
Personalmente ho utlizzato con successo il legno per la realizzazione del distributore carburanti a San Vincenzo a Torri (Scandicci) progetto vincitore del Premio Toscana Ecoefficiente 2010.
Vi invito alla visione di questo video sicuramente interessante che spiega un progetto di riqualificazione in atto nel quartiere fiorentino di Novoli.